20 novembre – 1° Lgt. in pensione PISTILLO Antonio
Nel 2024 la pressione fiscale in Italia ha raggiunto il 42,6% del Pil, in aumento di 1,2 punti percentuali rispetto al 41,4% del 2023 per effetto dell’aumento delle entrate tributarie e contributive (+ 5,7% rispetto al 2023) maggiore della crescita del Pil, ma negli ultimi 10 anni si è mantenuta intorno al 42%.
La pressione fiscale è il rapporto tra le entrate tributarie e contributive (la somma di imposte dirette, indirette, in conto capitale e contributi sociali) e il prodotto interno lordo. Indica, quindi, quanta parte del reddito prodotto in un Paese viene prelevato attraverso una di queste forme di entrata.
Le imposte dirette sono quelle che gravano sul reddito o sul patrimonio delle persone (fisiche e giuridiche), quali indici immediati e dirette della propria capacità contributiva che nel sistema fiscale italiano sono principalmente l’Irpef e l’Ires, mentre le indirette sono quelle che colpiscono gli atti di produzione, di scambio e di consumo dei beni e dei servizi attraverso i quali il soggetto manifesta indirettamente la propria capacità contributiva, utilizzando e/o trasferendo il reddito e il patrimonio, per esempio, l’Iva quando la ricchezza viene spesa. La Fig. 1 riporta l’andamento dal 1995 ad oggi della pressione fiscale, con le previsioni del Documento di Finanza Pubblica fino al 2027.

In sintesi, la pressione fiscale è la misura complessiva del prelievo di ricchezza da parte dello Stato rispetto al PIL (indicatore macroeconomico), cosa diversa dalla tassazione sul lavoro che riguarda specificamente il peso delle imposte e dei contributi sul costo del lavoro, sia per il datore di lavoro che per il dipendente (indicatore microeconomico)
Quindi, la pressione fiscale può aumentare anche se la tassazione sul lavoro diminuisce, infatti il governo Meloni ha abbassato le tasse ai lavoratori adottando le seguenti misure:
riduzione del cuneo fiscale per i redditi fino a 35 mila dal 2024, poi estesa, in maniera strutturale, dal 2025 fino ai 40 mila euro;
taglio dell’Irpef, con decorrenza dal 2024, per effetto del passaggio da 4 a 3 aliquote;
ulteriore calo dell’Irpef per passaggio della seconda aliquota dal 35 al 33% dal 2026.
La tabella a seguire mostra come è cambiata la tassazione dei lavoratori negli ultimi 20 anni, significando che non stati riportati i governi che hanno lasciato le tasse invariate.

Invece, la tabella a seguire mostra come è cambiata la tassazione dei pensionati negli ultimi 20 anni, significando che non stati riportati i governi che hanno lasciato le tasse invariate.
