Dl Aiuti. 60 Euro ai pendolari…e quel mancato ruolo negoziale

Il Decreto Legge “Aiuti”, approvato definitivamente in Consiglio dei Ministri il 5 maggio 2022, ha apportato altre innovazioni al testo già deliberato il 2 maggio u.s.

Gli articoli passano da 50 a 56 e tra le novità emerge quella riferita ad un bonus pari a 60 euro, con scadenza 31 dicembre 2022, per i lavoratori pendolari che hanno percepito un reddito inferiore a 35.000 euro nell’anno 2021.

La bozza del Decreto Legge prevede, in particolare, l’istituzione di un fondo di 100 milioni di euro per il 2022, finalizzato a riconoscere un bonus per l’acquisto di abbonamenti per i servizi di trasporto pubblico locale, regionale e interregionale, ma anche per i servizi di trasporto ferroviario nazionale.

Il bonus trasporti sarà utilizzabile per l’acquisto di un solo abbonamento, sarà nominativo e non cedibile. Sarà necessario un successivo decreto attuativo per definire le modalità di riscossione, che verrà emanato entro 60gg dalla pubblicazione del Decreto Legge.

Un’altra vittoria, dopo quella del bonus di 200 euro per i redditi fino a 35.000 euro che interessa i redditi medio-bassi e che vede giungere a norma di legge quei principi e quelle rivendicazioni avanzate al tavolo del rinnovo contrattuale 2019-2021.

Qualcuno le ha definite irrealizzabili e altri peregrine o addirittura qualche sedicente rappresentante seduto al tavolo della concertazione: chimere.

Ma così non è stato, il Governo ha continuato ad ascoltare le richieste dei sindacati e di quei delegati della Rappresentanza Militare che, credendo nella bontà delle innovazioni normative, hanno sempre sostenuto il loro delegato Francesco Gentile, al tavolo delle trattative, fino a giungere ad oggi che vedono in una norma di Legge quelle stesse parole contenute nelle bozze che di notte venivano scritte ed approvate, ma che poi di giorno trovavano netto contrasto con una parte dell’Amministrazione Difesa. Un effetto Penelope oseremmo dire.

E tutto ciò è stato semplicemente causato da un apparente ruolo concertativo ma che di fatto si è poi dimostrato a volte sordo in virtù di un Decreto Legislativo, il 195 del 1995, ormai divenuto arcaico e anacronistico in termini di tutela contrattuale per il personale militare.

Un ruolo che è andato stretto sin dal primo momento dell’apertura della concertazione a Palazzo Vidoni a tutti i rappresentanti al tavolo e che ha visto, a volte, anche un atteggiamento di superficialità da parte dei tecnici del Dipartimento della Funzione Pubblica nei confronti della Rappresentanza Militare e non dei sindacati di Polizia i quali godono, in forza di legge, di un ruolo negoziale.

È questo l’arcano ed è questo quello che vogliamo che il personale sappia. Il vero potere di confronto al tavolo del rinnovo contrattuale, il quale porta benefici economici e giuridici alle donne e agli uomini delle Forze Armate nonché alle loro famiglie, è il ruolo che i sindacati hanno in virtù della Legge. Quel potere di firma che, per la Rappresentanza Militare era solo di apparenza ma di poca sostanza, non lo è invece per gli altri sindacati.

Finalmente, grazie alla Legge approvata sui sindacati militari, anche alle Forze Armate è stato concesso questo ruolo molto importante e intriso di significato ed è stato esteso anche per il personale Dirigente. Infatti, i futuri sindacati militari negozieranno il trattamento economico accessorio dal Grado di Maggiore a quello di Generale.

Avere il vero potere di firma contrattuale impone un tavolo negoziale dove l’attore principale non è l’Amministrazione ma il Sindacato. Così sarà. Questo sarà il futuro che a breve vedrà i sindacati militari maggiormente rappresentativi essere attori principali e non sedicenti comparse.

Questo è il vero successo per i militari e per chi li rappresenterà a tutte le trattative con i Governi che verranno. Questo è quello che vogliamo trasmettere al personale al fine di far comprendere e far accrescere la propria coscienza sindacale, come scriveva Demofilomil circa due anni fa.

La dimostrazione di queste norme introdotte dal Governo nel Decreto Aiuti è la chiara dimostrazione che la concertazione 2019-2021 non è stata definitivamente chiusa il 23 dicembre 2021, ma si è continuato a lavorare come si è sempre fatto, dietro le quinte, con tenacia e soprattutto in silenzio, affinché il personale potesse ricevere quel giusto compenso che gli permette di sopperire alle spese che deve affrontare per recarsi al lavoro poiché le strutture alloggiative non sono adeguate nei numeri e carenti per le famiglie.

Siamo orgogliosi che le nostre rivendicazioni siano state ascoltate e ci dispiace per chi ha affossato le richieste durante i lavori concertativi, a questi va un nostro ultimo pensiero: le buone idee, le sane idee, supportate da una forte tenacia arrivano anche ai sordi che non vogliono sentire.

Infine, chiudiamo dicendo che la concertazione 2019-2021 è stata l’ultima che ha visto i rappresentanti del personale attori non protagonisti. Di contro diciamo che la sinergia ed il senso di responsabilità sarà sempre il baluardo sul quale si fonderà lo spirito di confronto, ma l’importanza e il rispetto dovrà essere dato ai rispettivi ruoli.

Roma, 09 maggio 2022

Associazione Sindacale Professionisti Militari (ASPMI)

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