Danno all’immagine: militare condannato a risarcire il ministero per oltre 400mila euro

https://banchedati.corteconti.it/documentDetail/TOSCANA/SENTENZA/106/2020

La sentenza che vi proponiamo oggi riafferma l’ormai consolidato principio della giurisprudenza in seno alla Corte dei Conti ed alla Corte di Cassazione circa il “danno all’immagine” subito dall’amministrazione in seguito al comportamento illecito di un militare.

Più in particolare, per danno all’immagine si intende quel grave nocumento arrecato al prestigio, all’immagine ed alla personalità pubblica della P.A., in conseguenza della condotta illecita serbata dai propri dipendenti.

Nel caso di specie, a pagarne le conseguenze è stato un militare della Marina , in servizio come Nostromo nella Capitaneria di Porto, condannato nelle tre sedi di giudizio, rispettivamente il Tribunale di Lucca nel 2015, la Corte d’Appello di Firenze nel  2016 e dalla Corte di Cassazione, VI Sez. penale, che ha confermato la condanna a 2 anni e mesi 4 di di reclusione comminata dalla Corte d’Appello di Firenze .

Secondo le accuse, il militare aveva ricevuto somme di denaro (in parte spartite almeno sino al 2008 ) dal 2005 fino ai primi  tre mesi del 2012, agendo nella veste di Maresciallo della Marina, in servizio presso la Capitaneria di Porto, con incarico di Nostromo addetto al rilascio delle autorizzazioni (successivamente “nulla-osta”) per l’ormeggio delle banchine del Porto , con particolare riferimento all’ approdo presso due banchine destinate esclusivamente all’ormeggio gratuito “ai lavori”.

Le predette somme, in base al capo d’imputazione penale, sarebbero state percepite al fine di consentire l’ormeggio al di fuori delle ipotesi consentite, sia con riguardo alla minore attesa per il rilascio dell’autorizzazione, sia in relazione alla durata complessiva dell’ormeggio, anche superiore al periodo consentito pur in assenza di effettiva necessità di eseguire lavori, e, comunque, per agevolare l’ormeggio anche a preferenza di altre imbarcazioni.

Più in particolare, il militare si sarebbe fatto consegnare dai comandanti delle imbarcazioni e da altri operatori del settore nautico, somme di denaro in contanti, variabili a seconda della stazza delle imbarcazioni, del periodo e della durata dell’ormeggio, conseguendo proventi illeciti per svariate migliaia di euro.

Analogamente, si sarebbe fatto dare dai concessionari dei servizi per l’erogazione di luce ed acqua , somme di denaro variabili a seconda della stazza delle imbarcazioni, del periodo e della durata dell’ormeggio, conseguendo, anche in questo caso, proventi illeciti per svariate migliaia di euro.

Infine, si sarebbe fatto dare dai predetti concessionari altre utilità, consistite nella fornitura gratuita di luce ed acqua per talune imbarcazioni da lui segnalate.

La condanna della Corte dei Conti.

Oltre alle succitate tre condanne, al militare veniva notificata una richiesta risarcitoria presso la Corte dei  Conti, in favore del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, Capitaneria di Porto , dell’importo complessivo di euro 2.609.747,28 ovvero, in subordine, di euro 1.079.347,28, ovvero ancora della diversa somma che risulterà in corso di causa, oltre rivalutazione, interessi legali e spese di giudizio.

Stralcio di sentenza della Corte dei Conti

Il Collegio è dell’avviso che la domanda attorea meriti accoglimento, sia pure nei termini e limiti sottoindicati, con riferimento a due delle voci di danno contestate (da violazione del rapporto sinallagmatico e all’immagine).

Orbene, per quanto concerne il danno da violazione del rapporto sinallagmatico (ovvero il danno derivante, nell’impostazione attorea, dall’utilizzo di almeno 1/3 dell’attività giornaliera, regolarmente retribuita, non già per svolgere l’attività richiesta, ma bensì per commettere reati) ed il pregiudizio all’immagine, sussistono tutti i presupposti della contestata responsabilità amministrativa.

Più in particolare, risulta pacifica ed incontestata la ricorrenza del cd rapporto di servizio tra il convenuto e l’Amministrazione danneggiata (Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, Capitaneria di Porto ), avendo il primo agito nella qualità, rivestita all’epoca dei fatti, di Maresciallo della Marina Militare, in servizio come Nostromo presso la Capitaneria di Porto .

Allo stesso tempo, per quanto concerne la condotta illecita contestata al maresciallo, va, in primo luogo, evidenziato che essa si riferisce al periodo intercorrente dal 2005 al 2012 (primi tre mesi).

In conclusione, la somma per cui disporre la condanna del maresciallo a titolo di danno all’immagine del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, Capitaneria di Porto di Viareggio, va quantificata nell’importo di euro 437.512,48.

Nello specifico, il predetto danno, commisurato alle somme illecitamente richieste ed ottenute dal convenuto, in danno della Pubblica Amministrazione, nei confronti dei soggetti fruitori degli spazi del Porto di Omissis, è stato quantificato dall’Organo requirente nella misura di euro 1.274.500,00 o, per lo meno, in quella di euro 509.800,00 .

In conclusione, alla luce di tutto quanto sopra esposto, il militare in questione va condannato al pagamento, in favore del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, Capitaneria di Porto , dell’importo complessivo di euro 496.173,74, di cui euro 58.661,26 quale danno da lesione del rapporto sinallagmatico ed euro 437.512,48 a titolo di danno all’immagine.

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