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  • 12 marzo 2026     1° Lgt. in pensione Antonio Pistillo

Il collocamento a riposo di un dipendente pubblico, a seguito di dimissioni volontarie ovvero al raggiungimento dei limiti di età, viene formalizzato con un provvedimento dell’Amministrazione di appartenenza a seguito di verifica dei requisiti contributivi per il diritto o del limite di età previsto per la categoria di appartenenza del dipendente.

Pur essendo una situazione rara, può succedere che l’amministrazione commetta un errore nel calcolo dell’anzianità contributiva per effetto di periodi non valutabili o attribuzione di servizi figurativi non dovuti ai fini del diritto a pensione che hanno come conseguenza il mancato riconoscimento del trattamento previdenziale.NSM è ANCHE SU WHATSAPP

Nel caso di specie opera l’art. 132 del DPR n. 3/1957 che permette la riammissione in servizio al fine di colmare il vuoto contributivo e il collocamento nel ruolo e nella qualifica cui apparteneva il dipendente al momento della cessazione dal servizio, con decorrenza di anzianità dalla data del provvedimento di riammissione. Il periodo intercorso tra il congedo e la successiva riammissione in servizio non costituisce anzianità contributiva. 

In sintesi, la riammissione in servizio di un dipendente statale è un istituto possibile, finalizzato a sanare situazioni in cui il collocamento a riposo è avvenuto per errore di calcolo dei contributi o per mancato raggiungimento dei requisiti, garantendo la continuità lavorativa e previdenziale. Tuttavia, il procedimento non è automatico e richiede una valutazione discrezionale dell’amministrazione.

Quale è la soluzione per evitare una situazione del genere?

Il documento principale che riassume tutti i versamenti, i periodi di lavoro, la tipologia di contribuzione (obbligatoria, figurativa, da riscatto) e la posizione assicurativa, utile per verificare la correttezza dei versamenti da parte del datore di lavoro e per la pianificazione della pensione è l’estratto conto contributivo/previdenziale.

Consultando l’estratto il lavoratore può verificare la presenza di tutti i contributi versati autonomamente o dai propri datori di lavoro al fine di segnalare per tempo eventuali discordanze o inesattezze. È utile per avere un quadro chiaro e riepilogativo della propria posizione previdenziale in vista dell’accesso alla pensione o ad altre prestazioni connesse ai contributi previdenziali

Con l’assorbimento dell’Inpdap da parte dell’Inps dal 1 gennaio 2012, le varie amministrazioni statali hanno provveduto al popolamento della banca dati; fino ad allora inesistente perché non era previsto un vero e proprio versamento dei contributi, ma una compensazione di spesa all’interno della pubblica amministrazione, relativa ai dipendenti pubblici i cui dati sono confluiti in un documento aggiuntivo, denominato Estratto conto Dipendenti Pubblici in cui sono annotati i dati anagrafici e di residenza dell’iscritto, i dati identificativi dei datori di lavoro, lo stato dei servizi prestati e le relative retribuzioni percepite e i periodi riconosciuti con l’emissione di un provvedimento (riscatti, ricongiunzioni, computi), le maggiorazioni di servizio. 

Tuttavia, tale operazione, molto complessa, non ha generato una banca dati attendibile e, pertanto, l’Estratto conto Dipendenti Pubblici era quasi sempre incompleto per mancanza sia delle retribuzioni che degli anni di contribuzione e delle maggiorazioni di servizio.

Il controllo dell’estratto conto è importante in quanto per andare in pensione bisogna aver versato un certo numero di contributi e consente all’iscritto di verificare se il datore di lavoro ha provveduto al versamento dei contributi. Tale documento non ha tuttavia valore certificativo e, dunque, serve esclusivamente per comprendere la propria posizione contributiva maturata.

Pertanto, ed è la risposta alla domanda, è necessario che il lavoratore, stimolato se necessario dalla propria amministrazione che è compartecipe del processo amministrativo, presenti istanza all’Inps al fine di ottenere l’Estratto Conto Certificativo (c.d. Ecocert), un documento analitico della posizione assicurativa, che ha valore legale e che si rivela particolarmente importante soprattutto ove occorrano informazioni non esposte nell’estratto conto normale. 

In un prossimo articolo ci occuperemo di una situazione diversa in cui l’Inps rilevato il mancato raggiungimento dei requisiti, dopo aver già erogato ratei di pensione, invia all’interessato una richiesta di restituzione delle somme definite “indebito previdenziale”.

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