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La Corte di Cassazione ha confermato la condanna nei confronti di un ufficiale dell’Esercito ritenuto responsabile del reato di disobbedienza aggravata e continuata per aver ripetutamente disatteso un ordine impartito dal proprio superiore gerarchico durante una missione NATO in Kosovo.

La vicenda trae origine da una serie di comunicazioni inviate direttamente a enti e strutture esterne al battaglione senza il preventivo coordinamento con il comandante dell’unità, nonostante quest’ultimo avesse impartito un ordine preciso che imponeva di sottoporre preventivamente tutte le pratiche di carattere tecnico, amministrativo e logistico prima della loro trasmissione all’esterno.

La vicenda

Secondo quanto ricostruito dai giudici di merito, l’ordine era stato impartito per garantire il coordinamento dell’attività del battaglione e consentire al comandante di mantenere il controllo delle comunicazioni ufficiali dirette verso altri enti militari.

Nonostante l’ordine fosse stato ribadito più volte anche tramite e-mail, l’ufficiale continuò a inviare autonomamente diverse comunicazioni nel novembre e dicembre 2022.

Il Tribunale Militare aveva ritenuto che tali comunicazioni riguardassero aspetti amministrativi e logistici, come richieste di beni, servizi e priorità operative, materie che rientravano pienamente nelle competenze del comandante di battaglione.

La Corte Militare d’Appello aveva successivamente confermato la condanna, evidenziando come l’ordine fosse funzionale al servizio, pienamente legittimo e finalizzato esclusivamente al corretto coordinamento dell’attività operativa.

La difesa: competenze COMSEC e sicurezza delle comunicazioni

La difesa dell’ufficiale aveva sostenuto che le comunicazioni rientrassero invece nell’ambito delle funzioni COMSEC (Communication Security), settore caratterizzato da particolari esigenze di riservatezza.

Secondo questa tesi, il superiore che aveva impartito l’ordine non avrebbe avuto competenza sulle attività relative alla sicurezza delle comunicazioni e, pertanto, l’ufficiale sarebbe stato legittimato a non eseguire l’ordine ricevuto.

Inoltre, la difesa lamentava la mancata acquisizione di documentazione normativa e regolamentare che avrebbe potuto dimostrare l’autonomia operativa prevista per il personale incaricato delle funzioni COMSEC.

La decisione della Cassazione

La Prima Sezione Penale della Corte di Cassazione ha respinto integralmente il ricorso, confermando le decisioni dei giudici militari.

Secondo la Suprema Corte, dall’istruttoria era emerso chiaramente che le comunicazioni contestate non riguardavano aspetti di sicurezza delle comunicazioni, bensì pratiche amministrative e logistiche ordinarie.

Per questo motivo, l’ordine impartito dal comandante risultava pienamente legittimo, essendo diretto a garantire il corretto funzionamento dell’organizzazione militare e il coordinamento dell’attività del battaglione.

La Cassazione ha inoltre ricordato che il reato di disobbedienza tutela non il prestigio personale del superiore, ma il buon funzionamento dell’organizzazione militare e il mantenimento della disciplina.

Quando un militare può non eseguire un ordine

Uno dei passaggi più significativi della sentenza riguarda i limiti entro i quali un militare può rifiutarsi di eseguire un ordine.

La Corte richiama infatti il Codice dell’Ordinamento Militare, precisando che il rifiuto è consentito esclusivamente quando l’ordine:

  • è diretto contro le istituzioni dello Stato;
  • comporta manifestamente la commissione di un reato.

Al di fuori di tali ipotesi, il militare non può sostituire il proprio giudizio a quello del superiore gerarchico.

Se ritiene che l’ordine provenga da un’autorità non competente o presenti profili di illegittimità, deve comunque eseguirlo e informare senza ritardo il proprio diretto superiore, secondo le procedure previste dall’ordinamento militare.

La prova documentale ritenuta irrilevante

La Suprema Corte ha inoltre ritenuto corretta la decisione dei giudici di merito di non acquisire ulteriori direttive e regolamenti invocati dalla difesa.

Secondo i giudici, tali documenti non avrebbero modificato l’esito del processo, poiché la natura delle comunicazioni contestate era già stata accertata attraverso le prove testimoniali e documentali raccolte nel corso del dibattimento.

Il principio affermato

Con questa pronuncia la Cassazione ribadisce un principio consolidato del diritto militare: il dovere di obbedienza costituisce uno degli elementi essenziali del funzionamento delle Forze Armate.

L’ordine impartito dal superiore, purché inerente al servizio e non manifestamente criminoso, deve essere eseguito anche quando il subordinato nutra dubbi sulla sua opportunità o sulla competenza dell’autorità che lo ha emanato.

L’eventuale contestazione della legittimità dell’ordine non può tradursi in una decisione unilaterale di non eseguirlo, ma deve seguire gli strumenti previsti dall’ordinamento militare.

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