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Una marescialla dell’Arma dei Carabinieri è attualmente sottoposta a indagine da parte della Procura della Repubblica con l’ipotesi di reato di alterazione dello stato civile (artt. 48, 81 e 567, comma 2, del Codice Penale).

L’ipotesi accusatoria riguarda le dichiarazioni rese al pubblico ufficiale in occasione della formazione degli atti di nascita dei suoi due figli. La sottufficiale, all’epoca coniugata con un altro appartenente all’Arma, avrebbe avuto una relazione extraconiugale con un superiore (un altro sottufficiale, ex comandante della sua stazione). Pur essendo consapevole della possibilità che i figli non fossero biologicamente del marito, avrebbe attribuito a quest’ultimo la paternità di entrambi.

Gli accertamenti genetici disposti nell’ambito delle indagini avrebbero poi escluso la paternità del marito. Nel corso delle attività investigative, condotte dal Nucleo Investigativo, sono stati sequestrati dispositivi informatici e telefoni per ricostruire la rete di comunicazioni e le circostanze antecedenti alla formazione dei due atti pubblici. Nei confronti dell’indagata resta fermo il principio di presunzione di innocenza fino all’eventuale accertamento definitivo delle responsabilità.

Due vicende a confronto: sfera penale e valutazione amministrativa

Il caso in questione richiama l’attenzione sulle implicazioni che le vicende personali possono avere per chi indossa una divisa. Occorre tuttavia fare un netto distinguo tra due piani giuridici che spesso rischiano di essere sovrapposti:

  1. Il piano penale: La contestazione emersa nell’inchiesta più recente riguarda condotte specifiche tese alla falsificazione o alterazione di documenti pubblici (atti di nascita) e non la mera presenza di una relazione sentimentale.

  2. Il piano disciplinare e amministrativo: Riguarda l’impatto che il comportamento privato del militare produce sul prestigio dell’istituzione e sul giudizio di idoneità alle promozioni, come ad esempio, avere un amante.

Il precedente del TAR Lazio: l’incidenza della vita privata sulla carriera

A chiarire il peso della vita privata sulla progressione professionale nell’Arma è una pronuncia del TAR del Lazio del 2016, scaturita dal ricorso di un maresciallo dei Carabinieri a cui era stata negata la promozione al grado superiore a seguito delle polemiche e del clamore nati dalla fine di una sua lunga relazione extraconiugale.

Nel respingere il ricorso del militare, i giudici amministrativi hanno sancito un principio fondamentale:

  • Per gli appartenenti all’Arma, la condotta condotta al di fuori del servizio deve essere valutata secondo il più rigoroso parametro dell’«esigibilità».

  • L’obbligo di contegno nella vita privata (previsto dai regolamenti di disciplina dell’Arma) fa parte integrante della valutazione globale dell’idoneità del militare.

  • Eventuali sanzioni disciplinari o il forte clamore suscitato da vicende sentimentali personali possono legittimamente giustificare il blocco dell’avanzamento di carriera espresso dalla commissione di valutazione.

Attenzione all’amante, non è reato ma potrebbe pregiudicare la carriera

In conclusione, il quadro normativo e giurisprudenziale traccia una linea d’ombra ben precisa per il personale in divisa:

  • L’amante non è un reato: Avere una relazione extraconiugale non costituisce un illecito penale né comporta automaticamente conseguenze sanzionatorie. La vita sentimentale del cittadino, anche se in divisa, rimane tutelata nella sua sfera di riservatezza.

  • Il rischio per la carriera: Tuttavia, se la gestione della relazione travalica nella violazione dei doveri di contegno, in sanzioni disciplinari o, peggio, in contestazioni di natura penale (come nel caso delle false attestazioni), l’Amministrazione può legittimamente ritenere compromessa l’affidabilità e l’esemplarità del militare ed aprire un’indagine .

Fonte di riferimento: Il Resto del Carlino – Bologna RaiNews – TGR Emilia-Romagna.

 

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