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La Campagna RED 2023, relativa ai redditi percepiti nel 2022, entra nella fase conclusiva con l’avvio delle procedure di sospensione e, successivamente, di revoca delle prestazioni collegate al reddito per i pensionati residenti in Italia che non hanno ancora trasmesso la dichiarazione reddituale richiesta dall’INPS.

Per gli operatori che assistono i pensionati è fondamentale conoscere le tempistiche e le conseguenze previste dalla normativa, così da intervenire in tempo ed evitare la perdita definitiva delle prestazioni.

Perché è richiesta la dichiarazione RED?

Molte prestazioni pensionistiche integrative o assistenziali vengono riconosciute solo se il beneficiario rispetta determinati limiti reddituali. L’INPS verifica questi requisiti utilizzando le informazioni presenti nei propri archivi e quelle trasmesse dall’Agenzia delle Entrate.

Tuttavia, non tutti i redditi rilevanti sono disponibili automaticamente. Per questo motivo l’articolo 35, comma 10-bis, del D.L. n. 207/2008 stabilisce che il pensionato deve comunicare all’INPS i redditi non già acquisiti dall’Amministrazione finanziaria.

La mancata comunicazione comporta un preciso percorso sanzionatorio:

  • sospensione della prestazione;
  • successiva revoca definitiva se la dichiarazione continua a non essere presentata;
  • recupero delle somme eventualmente percepite senza averne diritto.

La Campagna RED 2023: a chi riguarda

La verifica riguarda i pensionati residenti in Italia titolari di prestazioni collegate al reddito con riferimento ai redditi dell’anno 2022.

La campagna dichiarativa si è conclusa il 31 marzo 2025. L’INPS ha quindi individuato i pensionati per i quali, nonostante i solleciti, non risulta ancora acquisita la dichiarazione reddituale.

Per questi soggetti prende avvio la fase di sospensione prevista dalla normativa.

Come funziona la sospensione della prestazione

La sospensione non comporta l’immediata perdita della prestazione, ma rappresenta un ulteriore invito ad adempiere all’obbligo dichiarativo.

L’INPS applicherà una trattenuta pari al 5% dell’imponibile pensionistico lordo del mese di luglio 2026, che sarà effettuata sulle pensioni di agosto e settembre 2026.

È prevista un’importante eccezione: nessuna trattenuta viene applicata alle pensioni di importo mensile pari o inferiore a 100 euro.

Sul cedolino pensione comparirà la dicitura:

“Trattenuta per mancata comunicazione reddito art. 35, comma 10-bis, D.L. n. 207/2008”.

Contemporaneamente, l’INPS invierà una comunicazione tramite MyINPS e, ove disponibile, anche tramite PEC o e-mail.

La scadenza da non perdere: 15 settembre 2026

La comunicazione dell’Istituto indica il 15 settembre 2026 come termine ultimo entro il quale il pensionato può regolarizzare la propria posizione.

Entro questa data è necessario presentare la domanda di ricostituzione reddituale contenente i redditi rilevanti riferiti all’anno 2022.

Il rispetto della scadenza consente di evitare la revoca definitiva della prestazione.

Come presentare la ricostituzione reddituale

Per sanare la propria posizione il pensionato deve presentare l’apposita domanda denominata:

“Ricostituzione reddituale per sospensione art. 35, comma 10-bis, D.L. 207/2008”.

La domanda può essere trasmessa:

  • direttamente dal sito INPS utilizzando SPID di livello 2 o superiore, Carta d’Identità Elettronica (CIE), Carta Nazionale dei Servizi (CNS) o eIDAS;
  • tramite un Patronato, che può assistere il pensionato nella compilazione e nell’invio della pratica.

Per gli operatori è importante verificare attentamente i redditi relativi al 2022 e completare la ricostituzione con la massima tempestività, così da consentire all’INPS di definire la pratica prima dell’avvio della fase di revoca.

Cosa accade se non viene presentata la dichiarazione

Se entro il 15 settembre 2026 il pensionato non presenta la ricostituzione reddituale, l’INPS procederà alla revoca definitiva delle prestazioni collegate al reddito riferite all’anno reddituale 2022.

Oltre alla perdita della prestazione, l’Istituto potrà recuperare le somme eventualmente corrisposte e risultate non dovute.

La revoca interessa anche i titolari di pensioni fino a 100 euro mensili, pur non essendo stata applicata nei loro confronti la trattenuta del 5%.

Il ruolo degli operatori

Per CAF, Patronati e consulenti previdenziali questa fase rappresenta un’attività particolarmente delicata.

È consigliabile:

  • verificare se il pensionato ha ricevuto la comunicazione dell’INPS;
  • controllare l’effettiva presentazione del modello RED relativo ai redditi 2022;
  • predisporre tempestivamente la domanda di ricostituzione reddituale nei casi di omissione;
  • ricordare ai beneficiari che il termine del 15 settembre 2026 è perentorio per evitare la revoca delle prestazioni.

In sintesi

La fase conclusiva della Campagna RED 2023 prevede un meccanismo progressivo: prima la sospensione della prestazione mediante trattenuta del 5%, poi, in assenza della dichiarazione reddituale, la revoca definitiva con recupero degli importi non spettanti.

Per questo motivo è essenziale che i pensionati interessati regolarizzino la propria posizione entro il 15 settembre 2026, presentando la domanda di ricostituzione reddituale e dichiarando i redditi percepiti nel 2022. Un intervento tempestivo consente di evitare la perdita delle prestazioni e le conseguenze economiche derivanti dal recupero delle somme eventualmente erogate.

La Campagna RED riguarda anche gli ex dipendenti pubblici?

Sì, ma non automaticamente. La verifica reddituale interessa tutti i pensionati, compresi quelli provenienti dalle gestioni dell’ex INPDAP, solo se sono titolari di prestazioni pensionistiche collegate al reddito. Non è quindi la natura della pensione (pubblica o privata) a determinare l’obbligo dichiarativo, bensì la presenza di benefici economici subordinati ai limiti reddituali.

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