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L’episodio avvenuto presso la base UNIFIL di Shama, nel sud del Libano, dove sono caduti detriti riconducibili all’intercettazione di razzi da parte dei sistemi antimissile israeliani, si inserisce in un quadro più ampio di coinvolgimento indiretto dell’Italia nelle tensioni tra Israele e Hezbollah.

Negli ultimi mesi, l’intensificarsi degli scontri lungo il confine tra Israele e Libano ha generato una serie di situazioni di rischio per il contingente italiano impegnato nella missione UNIFIL, pur senza un coinvolgimento diretto nelle operazioni militari.

Episodi recenti di impatto indiretto

Diversi eventi hanno evidenziato come i militari italiani possano trovarsi esposti a conseguenze collaterali:NSM è ANCHE SU WHATSAPP

  • Caduta di detriti da intercettazioni: come nel caso di Shama, i sistemi di difesa israeliani (Iron Dome e simili) distruggono razzi in volo, ma i frammenti possono ricadere anche a chilometri di distanza, coinvolgendo aree sotto controllo ONU.

  • Razzi e colpi d’artiglieria nelle vicinanze delle basi UNIFIL: in più occasioni, i lanci tra Israele e Hezbollah hanno interessato zone prossime alle postazioni internazionali, costringendo i contingenti a misure di sicurezza rafforzate.

  • Droni e sorvoli militari: l’uso crescente di droni da parte delle forze israeliane e di Hezbollah aumenta il rischio di incidenti o identificazioni errate nelle aree operative.

  • Escalation a bassa intensità ma continua: il conflitto non è formalmente dichiarato su larga scala, ma gli scambi quotidiani di fuoco rendono il contesto instabile e imprevedibile.

Il ruolo e la posizione dell’Italia

L’Italia guida il Settore Ovest della missione UNIFIL e mantiene una presenza significativa nell’area. Questo comporta:

  • una maggiore esposizione operativa, data la responsabilità territoriale;

  • la necessità di coordinamento costante con le autorità ONU e le parti in conflitto;

  • un impegno crescente nel garantire la sicurezza del personale.

Un rischio “non dichiarato” ma concreto

Sebbene non si possa parlare di attacchi diretti contro l’Italia, gli episodi come quello di Shama dimostrano come i militari italiani siano esposti a rischi indiretti ma reali, legati alla natura stessa della missione in un’area di conflitto attivo.

La situazione resta sotto monitoraggio costante da parte del Ministero della Difesa, mentre sul terreno le forze italiane continuano a operare in un contesto sempre più complesso e volatile.

La nota del Ministero della Difesa

“Nel tardo pomeriggio di oggi (16 marzo 2026), sulla base UNIFIL di Shama nel sud del Libano, sede del Comando del Settore Ovest a guida italiana, sono caduti alcuni detriti verosimilmente provocati da razzi intercettati in aria dai sistemi antimissile israeliani. Secondo le prime informazioni, non si registrano feriti. Soltanto un militare italiano, immediatamente soccorso e assistito dal personale sanitario della base, lamenta dolore a un occhio ma non presenta ferite. Le sue condizioni non destano preoccupazione.

Il Ministro della Difesa, Guido Crosetto, è in contatto con il Capo di Stato Maggiore della Difesa, con il Comando Operativo di Vertice Interforze (COVI) e con il comandante del contingente italiano di UNIFIL per ricevere continui aggiornamenti sulle condizioni del personale militare e sulla situazione in corso.”

Di seguito un elenco degli attacchi israeliani in Libano che hanno avuto ripercussioni sulle basi ONU e che , indirettamente, hanno coinvolto anche l’Italia

OTTOBRE 2024  

1. Attacchi indiretti a più basi ONU (anche italiane)

  • Israele durante i bombardamenti colpisce tre basi UNIFIL, di cui due italiane

  • Danni alle infrastrutture e feriti tra i caschi blu

2. Attacco al quartier generale UNIFIL (Naqura)

  • Colpita una torre di osservazione

  • 2 caschi blu feriti

3. Attacco ripetuto per più giorni

  • ONU denuncia bombardamenti per giorni consecutivi contro le posizioni UNIFIL

4. Episodio grave di Ramyah (13 ottobre 2024)

  • Carri armati israeliani entrano in una base ONU

  • Spari e fumo vicino al campo

  • 15 peacekeeper feriti

 uno degli episodi più gravi in assoluto

5. Distruzione e danni a infrastrutture ONU

  • Torri e perimetri UNIFIL danneggiati o demoliti

NOVEMBRE 2024 – impatto diretto su italiani

6. Base di Shama colpita (settore italiano)

  • Esplosioni vicino al comando

  • 4 militari italiani feriti da schegge

7. Proiettile inesploso su base italiana

  • Colpita una base italiana UNIFIL

  • Protesta ufficiale del governo italiano

2025 – attacchi e rischi “a bassa intensità”

8. Attacchi con droni vicino a basi ONU

  • Granate sganciate da droni israeliani in prossimità di UNIFIL

9. Spari contro convogli ONU

  • Carro armato israeliano apre il fuoco vicino a veicoli UNIFIL

10. Colpi contro perimetro basi (post-ceasefire)

  • Fuoco diretto vicino a installazioni ONU nel sud Libano

11. Bombardamenti nel sud Libano vicino a UNIFIL

  • Operazioni contro Hezbollah mettono a rischio caschi blu (evacuazioni preventive)

 2026 – episodi recenti

12. Base UNIFIL colpita durante combattimenti (marzo 2026)

  • Postazione ONU colpita

  • 3 caschi blu feriti

13. Caduta detriti su base italiana (Shama)

  • Frammenti da intercettazioni israeliane

  • 1 militare italiano con problema oculare

In questo scenario, più che un coinvolgimento diretto, emerge una forma di esposizione crescente e silenziosa dell’Italia nei teatri di crisi mediorientali. Gli episodi registrati negli ultimi mesi mostrano come la linea di separazione tra missione di pace e area di conflitto attivo sia sempre più sottile.

La presenza italiana in Libano, storicamente orientata alla stabilizzazione e al dialogo, si trova oggi a operare in un contesto profondamente mutato, dove anche eventi indiretti — come la caduta di detriti o le intercettazioni in volo — possono trasformarsi in rischi concreti per il personale.

Senza un’escalation formale che coinvolga direttamente il Paese, il moltiplicarsi di questi episodi solleva interrogativi sul livello di sicurezza delle missioni internazionali e sulla loro capacità di rimanere neutrali in scenari sempre più complessi. Una realtà che impone attenzione, prudenza e, probabilmente, una riflessione più ampia sul ruolo futuro delle operazioni di pace in aree ad alta instabilità.

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