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 19 dicembre 2025 1° Lgt. in pensione Antonio Pistillo

Nel 2022, durante la campagna elettorale, Salvini autorizzava i propri sostenitori a “spernacchiarlo” se non avesse abolito la legge Fornero una volta al governo, invece con le ultime leggi di bilancio già approvate, non solo non è stata cancellata la riforma, ma sono state progressivamente ridotte le forme di flessibilità in uscita che permettono di andare in pensione prima dei requisiti ordinari.

Già con la prima legge di bilancio del governo Meloni, l’opzione donna, cioè la forma agevolata di pensione a disposizioni delle lavoratrici in possesso di una determinata età anagrafica e contributiva, è stata prorogata ma con requisiti molto più stingenti, limitando tale possibilità alle sole dipendenti in determinati profili di tutela; infatti, da una media di oltre 20 mila degli anni precedenti, le adesioni per il 2024 sono state circa 3.500.

Sempre con la legge di bilancio del 2023, è stata introdotta quota 103 che consentiva l’accesso alla pensione con 41 anni di contributi unitamente a 62 anni di età anagrafica, una sorta di evoluzione di quota 100 e 102, ma con una differenza in quanto riconosciuta per un valore lordo mensile massimo non superiore a 4 volte il trattamento minimo.

Se si considera che per una lavoratrice erano sufficienti 41 anni e 10 mesi per aver diritto alla pensione anticipata senza penalizzare la pensione maturata, il trattamento limitato e il requisito elevato di 41 anni di contributi previsti da quota 103 faceva presagire che tale provvedimento sarebbe stato un flop (vedi articolo pubblicato il 13 dicembre 2022) che poi ha trovato conferma nella realtà (vedi articolo del 2 novembre 2023) con meno di 20 mila lavoratori che hanno scelto questa formula nel 2023, contro una previsione del governo di 41 mila unità.

Sempre autorevoli esponenti della Lega qualche mese fa hanno più volte dichiarato che avrebbero sterilizzato gli aumenti dei requisiti pensionistici previsti dal 2027 in conseguenza dell’aumento dell’aspettativa di vita di 3 mesi come stabilito dall’Istat, ma nella legge di bilancio ancora una volta non hanno mantenuto la promessa, limitandosi a spalmare l’aumento dell’età pensionabile su due anni: 1 mese dal 2027 e 2 mesi dal 2028.

In merito, è opportuno precisare che contrariamente a quanto riportato da vari quotidiani, l’aumento di 3 mesi non è derivante da un provvedimento del governo, bensì da un meccanismo di adeguamento dei requisiti legati all’età media istituito col decreto legge 78/2009 (c.d. decreto Sacconi) e non dalla legge Fornero come tanti impropriamente sostengono.

Ma non finisce qui, infatti il maxi-emendamento alla manovra contiene una mazzata per coloro che hanno riscatto la laurea, in quanto prevede una sterilizzazione — e quindi non più conteggiati — di 6 mesi di contributi per chi maturerà i requisiti nel 2031 e 12 mesi per chi li maturerà nel 2032 e così a seguire, con sei mesi in più di sottrazione per ogni anno che passa.

È una misura impattante che renderà sconveniente il riscatto della laurea per il futuro e penalizza chi ha già valorizzato il periodo del corso di studi ai fini pensionistici. In sintesi, un lavoratore che ha già riscatto 3 anni della laurea breve e che maturerà il diritto dal 2036 in poi vedrà riconoscersi solo 6 mesi di maggiore contribuzione nonostante abbia versato, per esempio nel 2023 in regime agevolato, circa 17 mila euro.

Tuttavia, pare che sia stato presentato un sub-emendamento alla norma che fa salvi i diritti quesiti, nel senso che la sterilizzazione non avrà effetti retroattivi, ma eventualmente varrà solo per il futuro. Inoltre, il maxi-emendamento ritocca anche la finestra mobile e ne prevede un progressivo allungamento a partire dal 2032. Secondo quanto previsto dall’emendamento, per chi matura i requisiti entro il 31 dicembre 2031 continuerà a valere l’attesa di 3 mesi, mentre dal 2032 la finestra inizierà a crescere: salirà a 4 mesi per chi raggiunge i requisiti entro il 2033, a 5 mesi per chi li matura entro il 2034 e arriverà a 6 mesi per chi li consegue a partire dal 1° gennaio 2035.

A tale ultima misura si sommeranno gli adeguamenti legati all’aspettativa di vita già previsti dal 2027 e 2028 e quelli eventuali ad ogni biennio successivo. La tabella a seguire mostra i nuovi requisiti contributivi per il diritto alla pensione anticipata a prescindere dall’età relativi alla generalità dei lavoratori dipendenti.

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