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Dopo aver denunciato un superiore per stalking, una soldatessa dell’Esercito italiano rischia di perdere la professione che aveva scelto. L’uomo è stato condannato dal Tribunale di Udine a un anno di reclusione con pena sospesa, senza però alcun divieto di avvicinamento alla donna.

Da quanto si apprende dall’Agenzia DIRE, la protagonista della vicenda vanta ben 16 anni di servizio operativo alle spalle. Dopo aver interrotto una frequentazione con il superiore, la donna avrebbe iniziato a subire atti persecutori, culminati in messaggi offensivi e molestie che hanno portato alla denuncia e alla successiva condanna dell’uomo nell’ottobre 2023.NSM è ANCHE SU WHATSAPP

Le conseguenze, però, hanno inciso profondamente sulla sua vita e le hanno seriamente compromesso la carriera con le stellette. L’ansia e la paura di incontrare lo stalker hanno provocato gravi problemi di insonnia e stress, tanto da rendere impossibile il rientro in servizio. Dopo aver esaurito ferie e congedi, la donna è rimasta in malattia su indicazione dei medici, che hanno ritenuto incompatibile il rientro al lavoro – soprattutto considerando che il suo ruolo prevedeva l’uso di armi e attività nei poligoni.

“Non sono più tornata in caserma da dicembre 2023. Noi militari sappiamo che prima siamo militari e poi umani, ma dopo quello che è successo non sto bene”, racconta all’agenzia “Dire”. Oggi vive sotto terapia farmacologica per ansia e insonnia e teme ancora di incontrare l’uomo.

La vicenda potrebbe portare alla riforma dal servizio militare, con un possibile passaggio al personale civile della Difesa. Una prospettiva lontana dalla carriera che aveva scelto: “Tra me e il mio stalker, chi ha perso il lavoro sono io. Non parlo dello stipendio, ma della professione che volevo fare. Io ho perso l’uniforme”.

Nel percorso giudiziario e personale la donna ha trovato sostegno nel Sindacato Unico dei Militari. Da quanto si apprende da DIRE, il SUM ha garantito assistenza legale, supporto medico-legale e accompagnamento psicologico durante tutta la vicenda.

“La storia di Cristina è una delle tante di cui il sindacato si fa carico quotidianamente”, spiega il presidente Antonello Arabia. Il SUM segue la militare sia sul piano legale, anche rispetto a eventuali procedimenti disciplinari, sia nel percorso di riconoscimento dei traumi subiti, attraverso i medici convenzionati e un costante supporto umano e professionale.

“Ho denunciato per mantenere la mia dignità”, conclude Cristina. “Ammettere di vivere sotto psicofarmaci non è semplice, ma spero che la mia storia possa aiutare altre donne a non restare paralizzate dalla paura”.

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