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Il rinnovo del contratto per il comparto Difesa e Sicurezza 2025-2027 si trova in una fase di evidente impasse. Dopo l’incontro tra lo Stato Maggiore dell’Esercito e le associazioni professionali a carattere sindacale tra militari (APCSM), il S.U.M. ha inviato una serie di proposte definite “di buon senso”, alcune delle quali realizzabili addirittura a costo zero.

Nonostante ciò, dai segnali provenienti dai tavoli di contrattazione emerge una situazione di stallo. I rappresentanti del Governo, richiamando le attuali tensioni geopolitiche, avrebbero escluso la possibilità di destinare risorse aggiuntive al rinnovo contrattuale, prospettando di fatto un nuovo accordo al ribasso.NSM   è  ANCHE  SU   WHATSAPP  E  SU  TELEGRAM

Il peso dell’inflazione e il nodo delle risorse

A complicare ulteriormente il quadro è l’aumento del costo della vita. Il rincaro dei carburanti e dei beni di prima necessità rischia infatti di erodere ulteriormente il potere d’acquisto degli stipendi del personale militare, già messo a dura prova da anni di mancati adeguamenti significativi.

Secondo il S.U.M., la mancanza di attenzione verso il comparto era evidente già in precedenza, quando non si è ritenuto opportuno coinvolgere le rappresentanze militari prima dell’approvazione della legge di bilancio. In quella sede, infatti, sarebbero state vincolate risorse fino al 2030 per due rinnovi contrattuali, senza un reale confronto con i diretti interessati.

Nel comunicato non manca una presa di distanza da alcune iniziative attribuite ad altre sigle sindacali, accusate di aver concentrato l’attenzione su aspetti come emolumenti per dirigenti e meccanismi previdenziali interni, piuttosto che sulle reali esigenze del personale. Il S.U.M. rivendica invece un impegno svolto a titolo gratuito (salvo rimborsi spese), sottolineando una linea orientata esclusivamente alla tutela concreta dei militari.

Il sindacato ha annunciato la volontà di sostenere le organizzazioni che non hanno firmato il precedente contratto e che mantengono una posizione coerente, di richiedere un incontro dedicato con lo Stato Maggiore dell’Esercito per illustrare nel dettaglio le proprie proposte e di fare pressione su Governo e vertici militari affinché vengano rispettati gli impegni già assunti.

Il punto centrale: l’indennità di comando per graduati e sergenti

Tra le richieste più rilevanti emerge con forza quella relativa al riconoscimento dell’indennità di comando per graduati e sergenti. Si tratta di una misura che riguarderebbe figure chiave operative: comandanti di squadra, responsabili di mezzi come blindo o pezzi operativi, capi officina e tutti coloro che hanno responsabilità dirette su uomini e mezzi.

Il S.U.M. evidenzia una disparità evidente: nel 2020 tale indennità è stata riconosciuta rapidamente ai vertici degli organi centrali della Difesa, mentre continua a mancare per chi svolge funzioni di comando sul campo. La richiesta è quindi chiara: estendere questo riconoscimento anche al personale operativo, in nome di equità e coerenza.

Il comunicato richiama infine alcune criticità strutturali mai risolte, come le voci stipendiali ferme da oltre vent’anni, il mancato sviluppo della previdenza complementare e i continui sacrifici richiesti al personale senza adeguati riconoscimenti. Il tutto in un contesto internazionale sempre più complesso, con missioni operative in aree come Libano, Iraq e Kuwait, che espongono i militari a rischi concreti.

Il messaggio finale del S.U.M. è netto: non è più accettabile continuare a chiedere sacrifici a un comparto già fortemente penalizzato. Il rinnovo contrattuale rappresenta un banco di prova decisivo, non solo sul piano economico, ma anche su quello del riconoscimento professionale e della dignità del personale in uniforme.

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