Il mondo della giustizia militare torna sotto i riflettori per un controverso episodio avvenuto all’interno di una struttura delle Forze Armate. La Corte militare di appello, con una decisione del 4 giugno 2025, ha rivisto una precedente assoluzione emessa nel 2024 in merito a un episodio attribuito a un sottufficiale della Marina.
L’ingresso nell’area riservata al personale femminile completamente nudo
Secondo gli atti processuali, il militare si sarebbe introdotto completamente nudo negli spazi destinati esclusivamente alle colleghe, sorprendendo una marinaia appena uscita dalla doccia. L’uomo teneva in mano il cellulare e si stava toccando i genitali, un comportamento ritenuto potenzialmente lesivo della dignità personale e professionale della vittima.
Il Tribunale militare aveva inizialmente assolto l’imputato per assenza dell’elemento soggettivo. Successivamente, la Corte militare di appello ha riqualificato il fatto come ingiuria militare, ma ha dichiarato il procedimento improcedibile per mancanza della necessaria richiesta da parte del comando.
Per la Procura si trattava di tentata violenza sessuale
La Procura Generale militare ha impugnato la decisione, sostenendo che la condotta potesse integrare gli estremi della tentata violenza sessuale e chiedendo il trasferimento degli atti alla magistratura ordinaria, competente su quel tipo di reato.
La Corte militare d’appello aveva però escluso l’esistenza di violenza, minaccia o abuso di autorità, ritenendo che l’episodio fosse nato da un presunto fraintendimento in un contesto di confidenza tra i due militari.
Per la Cassazione il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per difetto di interesse, chiarendo tre punti chiave:
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la giustizia militare ha giudicato correttamente solo il profilo di ingiuria;
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questo non impedisce al giudice ordinario – se lo riterrà – di procedere su eventuali ipotesi di reato comune;
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la decisione della Corte militare non costituisce un ostacolo né un giudicato sul tema della violenza sessuale.
✔ Nessuna condanna
Alla luce della decisione della Cassazione:
non è stata pronunciata alcuna condanna nei confronti del militare.
Il procedimento per ingiuria è terminato per improcedibilità, mentre l’eventuale ipotesi di reato comune – pur menzionata nel ricorso – non è mai entrata nella fase di giudizio, lasciando il caso senza responsabilità penale accertata.