INIDONEITA’ AI SERVIZI DI AUSILIARIA PRIMA DEL TERMINE NATURALE E GLI EFFETTI SUL TRATTAMENTO DI PENSIONE DEFINITIVO

 14 maggio 2024 1° Lgt. in pensione Antonio Pistillo

Con l’introduzione dell’incremento della pensione di cui all’art. 3, comma 7, del D. Lgs. n. 165/97 (c.d. moltiplicatore) uno dei principali interrogativi è stato quale fosse la sua giusta applicazione nel caso di cessazione anticipata, rispetto ai canonici 5 anni, dall’ausiliaria perché non più idonei a tale servizio.

Recentemente, con una nota informativa, la Direzione Generale della Previdenza e della Leva ha disposto che se dopo il collocamento in ausiliaria il militare per motivi di salute, a seguito di accertamenti sanitari, cessa da tale posizione ha diritto al beneficio del moltiplicatore, in quanto istituto alternativo a favore del personale militare non idoneo all’ausiliaria ovvero idoneo solo per un periodo inferiore a 5 anni. Si presume che pur non essendo specificato nella nota informativa, lo stesso principio valga in caso di decesso durante l’ausiliaria.

Inoltre, è stato precisato che essendo il moltiplicatore alternativo all’ausiliaria non risulta possibile configurare ipotesi di cumulo tra i due benefici mediante un calcolo che tenga conto del singolo beneficio nell’arco temporale di riferimento.

Pertanto, al militare in ausiliaria posto in anticipo nella riserva o in congedo assoluto perché riconosciuto inidoneo ai servizi di ausiliaria spetta, in via primaria, l’istituto del moltiplicatore che consiste in un incremento del montante contributivo individuale pari ad un importo di 5 volte la base imponibile degli ultimi 360 giorni di servizio. In sintesi, la base di calcolo del moltiplicatore sarà equivalente a quella sulla quale sono stati pagati i contributi nei 360 giorni antecedenti la cessazione

Tuttavia, tale Direzione ritiene, ai fini di una maggiore tutela della posizione del pensionato, possibile riconoscere i benefici dell’ausiliaria limitatamente al periodo trascorso in tale posizione nel caso determinasse un trattamento pensionistico più favorevole rispetto a quello derivante dal calcolo col moltiplicatore.

In sintesi, in caso di passaggio nella riserva per inidoneità sarà corrisposto il trattamento più favorevole tra quello di riliquidazione per cessazione dall’ausiliaria e quello che sarebbe spettato col moltiplicatore in caso di opzione alla cessazione dal servizio.

È opportuno sottolineare che tale principio non è estensibile nei casi di uscita anticipata dall’ausiliaria per revoca della disponibilità al richiamo o in caso di secondo rifiuto alla chiamata in servizio e in tal caso il trattamento sarà quello rideterminato per fine servizio di ausiliaria anche se inferiore a quello calcolato col moltiplicatore

A tal proposito, è bene precisare che il rifiuto è tale solo se il richiamo è disposto in maniera unilaterale dall’Amministrazione della difesa per le proprie esigenze, mentre quello presso le amministrazioni pubbliche non può prescindere dal consenso del militare e, pertanto, un’eventuale non disponibilità non costituisce un rifiuto.

Infine, si ritiene di fare cosa gradita nel definire, per una più facile valutazione tra i due diversi benefici, quale è il periodo minimo di permanenza nella posizione dell’ausiliaria necessario affinché il trattamento definitivo sia più favorevole di quello calcolato col moltiplicatore a prescindere dalle cause che hanno determinato il passaggio nella riserva.

1° Esempio: Luogotenente classe 1964 – arruolato nel 1987 – nel sistema misto – in ausiliaria nel 2024 per limite di età con 42 anni e 4 mesi di anzianità contributiva (servizio effettivo + maggiorazioni)

2° Esempio: Primo Luogotenente classe 1969 – arruolato nel 1989 – nel sistema misto – in ausiliaria nel 2029 per limite di età con 45 anni e 1 mesi di anzianità contributiva (servizio effettivo + maggiorazioni

 

Quindi, è possibile affermare che, di massima, 2 anni di permanenza nella posizione di ausiliaria permettono di fruire di un trattamento definitivo più favorevole di quello previsto col moltiplicatore.

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