Nel silenzio ordinato di un istituto penitenziario può nascere un nuovo inizio. È quanto accaduto a venti detenuti del carcere militare di Santa Maria Capua Vetere, protagonisti di un percorso di formazione che ha trasformato il tempo della detenzione in un’opportunità concreta di riscatto.

All’interno della Caserma Ezio Andolfato, unica struttura carceraria militare ancora attiva in Italia, i partecipanti hanno completato un corso professionalizzante che ha permesso loro di ottenere la qualifica di manutentori del verde. Un titolo che apre le porte a un settore in crescita e offre competenze immediatamente spendibili nel mondo del lavoro.

Il progetto è stato realizzato grazie alla collaborazione con la Università Popolare di Caserta, che ha curato la parte formativa con docenti specializzati, unendo lezioni teoriche e attività pratiche. L’iniziativa rientra nel Programma GOL, pensato per migliorare l’occupabilità di persone in condizioni di fragilità e favorire il reinserimento sociale.

«La detenzione non deve essere solo una sospensione della libertà, ma può diventare un tempo utile per costruire il futuro», ha sottolineato Nicola Troisi, evidenziando come l’acquisizione di competenze professionali rappresenti uno degli strumenti più efficaci per ridurre il rischio di recidiva.

La scelta di puntare sulla manutenzione del verde non è casuale. La cura di parchi, giardini e spazi pubblici risponde a una domanda crescente legata alla sostenibilità ambientale e al miglioramento della qualità della vita urbana, soprattutto nei territori della Caserta e più in generale della Campania.

Per questi venti uomini, molti dei quali con un passato nelle Forze Armate, il percorso formativo ha assunto un valore che va oltre la semplice qualifica: è diventato un segnale concreto di fiducia, una possibilità di ricominciare su basi nuove. Dal rigore della vita militare alla durezza del carcere, fino alla prospettiva di un lavoro onesto e stabile: una traiettoria complessa che oggi si trasforma in speranza.

Un esempio di come il carcere, se affiancato da formazione e visione, possa diventare un luogo di rinascita e non solo di punizione.

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