Cina lancia due missili di avvertimento agli USA. Sale la tensione nel mar cinese

Ieri mattina, dopo che un aereo spia U-2 era entrato nella no fly-zone, la Cina ha lanciato due missili di avvertimento agli Usa.

Gli americani in questi giorni sono impegnati in un esercitazione navale nel mare di Bohai, non proprio gradita ai cinesi. La potente nazione asiatica non ha esitato a lanciare due missili , tra i quali, un vero e proprio “killer di portaerei”, facendoli cadere in mare. La notizia rilanciata dal South China Morning Post, cita fonti vicine al Ministero della Difesa cinese, secondo le quali uno dei missili, un DF-26B, è stato lanciato dalla provincia di nordovest di Qinghai, mentre l’altro, un DF-21D, è stato lanciato dallo Zhejiang.

Entrambi i missili sono caduti in mare, in un’area tra la provincia di Hainan e le isole Paracel, indicata dalle autorità di sicurezza marittima dell’ Hainan ,  come vietata alla navigazione per le esercitazioni militari da lunedì a sabato.

Le tipologie di missili lanciati sono il  DF-26 , a doppia capacità, vietato dal trattato sulle forze nucleari a raggio intermedio (Irnft) firmato da Usa e Unione Sovietica alla fine della Guerra Fredda, ed il DF-21, che raggiunge quasi i 2000 km, ma la Cina ultimamente ha apportato delle modifiche, rinominandolo DF-21D e descrivendolo come il più avanzato della serie e il primo missile balistico anti-nave al mondo.

Washington si ritirò dal trattato del 2019, proprio per l’imponente dispiegamento di questo tipo di armi da parte della Cina. Il DF-26 è denominato “l’ammazza Guam o portaerei”, e può raggiungere i 4’000 km di distanza, può essere usato in attacchi nucleari o convenzionali contro obiettivi terrestri e navali.

Secondo la stessa fonte, questa prova di forza è un  avvertimento agli USA sulla potenza di fuoco della Cina e serve a rivendicare la supremazia territoriale nel mar Cinese meridionale, che negli ultimi tempi ha visto un imponente dispiego delle forze statunitensi.

La corsa alle armi di Pechino sta creando parecchio nervosismo nei Paesi vicini, come ad esempio il  Vietnam, che ha chiesto lo stop immediato delle operazioni alle isole Paracel, rivendicando la propria sovranità.


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