Accesso abusivo alla banca dati interforze. NSC: vanno riviste le norme

(ANSA) Nel corso di un anno sono stati 93 i carabinieri denunciati in Italia per aver fatto accesso abusivo alla banca dati interforze. Numeri troppo alti, secondo il Nuovo sindacato dei carabinieri dell’Emilia-Romagna, che in una delibera della segreteria regionale fa propria la perplessità di molti iscritti e propone modifiche alle normative, così da rendere più selettivi i criteri per l’apertura dei procedimenti penali a carico dei militari dell’Arma.

Secondo Nsc bisogna, ad esempio, distinguere tra chi fa accesso allo Sdi per conto di qualcun altro, e per questo grave illecito viene ricompensato e chi, invece, interroga il sistema sul proprio nome o su quello di familiari o conoscenti, come avvenuto nel 50% dei 93 denunciati. Per scongiurare che questo accada, si sostiene nella delibera, basterebbe mettere uno sbarramento automatico al sistema per chi accede per avere informazioni su se stesso o su familiari conviventi, ad esempio bloccando la possibilità di inserire il proprio codice fiscale.
 

Ma Nsc, che si è avvalso dell’assistenza legale dell’avvocato Maria Grazia Russo, propone anche di rivedere il reato individuato dall’articolo 615 ter del codice penale, aggiungendo un riferimento all’elemento psicologico, cioè all’intenzionalità di procurare un danno o un vantaggio a qualcuno. C’è poi un ulteriore punto su cui il sindacato chiede un interessamento al ministero dell’Interno, titolare della banca dati:

che sia lo stesso Ministero a dare il nulla osta per procedere per via giudiziaria nei confronti di chi ha fatto accesso oppure è rimasto nel sistema in violazione dei limiti prescritti dalla legge secondo cui si può farlo esclusivamente per ragioni di tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica e di prevenzione e repressione dei reati. Si chiede in pratica al Viminale di esercitare il ‘potere del dissenso’ di cui è titolare, valutando caso per caso se occorre procedere o meno con la denuncia del carabiniere coinvolto. 


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