Almeno 60 militari statunitensi avrebbero chiesto di essere esonerati dalla possibile assegnazione al plotone d’esecuzione incaricato di giustiziare Nidal Malik Hasan, l’ex maggiore dell’esercito americano condannato per la strage di Fort Hood del 2009. La protesta è emersa dopo l’annuncio del segretario alla Difesa Pete Hegseth di voler trasmettere in diretta l’esecuzione, inizialmente prevista per il 3 dicembre 2026.
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, in seguito alle pressioni, ha escluso la trasmissione in diretta televisiva dell’esecuzione di Nidal Malik Hasan, l’ex maggiore dell’esercito americano condannato per la strage di Fort Hood del 5 novembre 2009. La decisione arriva dopo le polemiche suscitate dall’ipotesi di mostrare in televisione la fucilazione e mentre cresce il numero dei militari che chiedono di essere esonerati da un eventuale incarico nel plotone d’esecuzione.
La vicenda presenta tre aspetti distinti: da una parte, le obiezioni morali e religiose di militari in servizio che temono di essere coinvolti direttamente nell’esecuzione; dall’altra, la contestazione della trasmissione televisiva da parte di ex alti ufficiali, preoccupati per la dignità della procedura, le conseguenze psicologiche e i possibili effetti sulla sicurezza nazionale; infine, la preoccupazione di un militare di essere visto dai familiari mentre preme il grilletto in diretta TV.
«Non voglio che i miei figli mi vedano premere il grilletto»
La testimonianza più significativa è stata riportata dal Washington Sun e dalla Military Religious Freedom Foundation (MRFF), l’organizzazione che assiste i militari nelle controversie relative alla libertà religiosa e ai diritti costituzionali. Un militare in servizio presso Fort Hood, assistito dalla MRFF, avrebbe dichiarato:
«Non voglio che i miei figli o la mia famiglia mi vedano premere il grilletto».
La frase mette in evidenza una preoccupazione specifica: non soltanto il peso di partecipare a un’esecuzione, ma anche la possibilità che l’atto venga trasmesso pubblicamente e che familiari e figli possano assistervi.
Secondo la MRFF, le richieste di esonero riguardano militari che potrebbero essere selezionati per il plotone d’esecuzione. Le obiezioni sono in parte religiose: alcuni ritengono che partecipare alla fucilazione possa entrare in conflitto con le proprie convinzioni cristiane. Altri contestano la trasformazione dell’esecuzione in uno spettacolo pubblico. È importante precisare che la dichiarazione citata non dimostra che il militare fosse disposto a partecipare alla fucilazione a condizione che non venisse ripreso. Le fonti disponibili non consentono di attribuirgli una posizione così precisa.
La lettera aperta di 72 ex alti ufficiali
La protesta ha coinvolto anche il mondo militare americano in congedo. Il 14 ottobre 2026, 72 ex ufficiali e professionisti con esperienza nella giustizia militare hanno sottoscritto una lettera aperta indirizzata al popolo americano, pubblicata da Just Security con il titolo An Open Letter to the American People from Retired Military Officers.
Il documento non contesta la condanna a morte di Hasan né sostiene che i suoi crimini debbano rimanere impuniti. Il suo obiettivo è impedire che l’esecuzione venga trasmessa in diretta. I firmatari richiamano le regole dell’esercito statunitense, che limitano il numero e la tipologia delle persone ammesse ad assistere alle esecuzioni, vietano l’accesso ai minori di 18 anni e impongono specifici comportamenti ai presenti.
Secondo gli ex ufficiali, la trasmissione mondiale dell’esecuzione comprometterebbe la dignità della procedura e danneggerebbe l’immagine delle Forze armate statunitensi. Il documento sostiene inoltre che le immagini potrebbero essere utilizzate dalla propaganda estremista per alimentare l’odio e mettere a rischio militari e cittadini americani. Un passaggio centrale della lettera afferma, in traduzione italiana:
«Il pubblico non ha bisogno di assistere all’esecuzione di Hasan per comprenderne le conseguenze».
La posizione dei firmatari è dunque precisa: la condanna può essere eseguita senza trasformare la morte del condannato in un evento destinato a un pubblico mondiale. Tra i firmatari figurano il generale dell’esercito in pensione Johnnie Wilson, la generale Claudia Kennedy, prima donna a raggiungere quel grado nell’esercito statunitense, e il maggior generale dei Marines in pensione Charles Bolden, già amministratore della NASA.
L’arcivescovo militare invita i cattolici a chiedere l’esonero
Anche l’arcivescovo Timothy Broglio, responsabile dell’assistenza pastorale cattolica nelle Forze armate statunitensi, ha preso posizione. Ha invitato i militari cattolici eventualmente assegnati al plotone d’esecuzione a chiedere di essere esonerati, sostenendo che partecipare materialmente alla fucilazione contrasterebbe con l’insegnamento della Chiesa.
Broglio ha contestato soprattutto la scelta di trasmettere l’esecuzione, chiedendosi quale utilità possa avere esporre il pubblico mondiale alla morte di un uomo condannato, per quanto gravi siano i suoi crimini. Il suo intervento rafforza la distinzione tra l’obiezione di coscienza alla partecipazione materiale all’esecuzione e la contestazione della sua spettacolarizzazione televisiva.
Confermata la fucilazione
La cancellazione della diretta non ha annullato la condanna a morte: al momento dell’annuncio, l’esecuzione restava prevista per il 3 dicembre 2026, salvo eventuali sviluppi giudiziari.
La vicenda lascia aperto un interrogativo sul rapporto tra disciplina militare, libertà di coscienza e responsabilità individuale. Per alcuni militari il problema è essere chiamati a partecipare materialmente alla fucilazione; per altri, come emerge dalla testimonianza sui familiari, è anche il rischio che quell’atto venga mostrato ai propri figli e al mondo intero. La lettera dei 72 ex ufficiali si concentra invece sulla scelta istituzionale di trasformare una procedura giudiziaria in una trasmissione pubblica.
Nell’America di Trump, persino una condanna a morte rischia di trasformarsi in uno spettacolo televisivo. E a ricordare il limite, questa volta, sono proprio i militari.