Bologna. La manovra dei trasferimenti annuali GE.TRA. del personale dell’Arma dei Carabinieri consegna un quadro che merita una riflessione seria e che, come SIM Carabinieri, non possiamo ignorare: la Regione Emilia-Romagna, storicamente considerata una realtà attrattiva per molti colleghi, attraversa oggi una fase di evidente difficoltà.
Dall’analisi dei movimenti relativi ai ruoli Appuntati e Carabinieri, Sovrintendenti e Ispettori, emerge un dato percentuale particolarmente significativo: rispetto al totale dei movimenti che interessano l’Emilia-Romagna, circa il 69% riguarda personale in uscita, mentre solo il 31% riguarda personale in entrata. In altre parole, quasi sette movimenti su dieci riguardano colleghi che lasciano la regione. NSM è ANCHE SU WHATSAPP E SU TELEGRAM
Un dato ancora più preoccupante se letto nel quadro nazionale: l’Emilia-Romagna risulta tra le regioni maggiormente penalizzate, collocandosi tra le prime posizioni per incidenza negativa degli ingressi rispetto alle uscite. Una regione che per anni è stata considerata attrattiva oggi sembra perdere appeal agli occhi del personale. Le cause possono essere diverse, ma alcune appaiono ormai evidenti.
Il costo della vita sempre più elevato, la difficoltà di trovare abitazioni a prezzi sostenibili, la carenza di alloggi di servizio, l’assenza di una reale programmazione abitativa per il personale in divisa e la mancanza di politiche concrete da parte degli enti locali e della Regione su temi fondamentali come asili nido, affitti, servizi alle famiglie e accesso alla casa incidono inevitabilmente sulle scelte dei Carabinieri.
L’Emilia-Romagna resta una regione economicamente forte, produttiva e ricca di opportunità. Ma proprio questa forza rischia di trasformarsi in un ostacolo per chi deve viverci con uno stipendio che spesso fatica a reggere l’impatto di affitti, mutui, spese familiari e costi quotidiani.
Come sindacato, sia chiaro, siamo soddisfatti quando un collega riesce a trasferirsi in un territorio più vicino alla propria famiglia o dove il costo della vita consente una maggiore serenità personale ed economica. Ogni trasferimento porta con sé storie, sacrifici, figli, famiglie e scelte di vita che meritano rispetto.
Ma siamo altrettanto preoccupati per chi resta.
Se sempre più colleghi lasciano l’Emilia-Romagna e gli ingressi non riescono a compensare le uscite, il carico di lavoro rischia inevitabilmente di ricadere su un numero sempre più ristretto di militari. Questo significa turni più pesanti, maggiore pressione sui reparti, difficoltà nella gestione dei servizi e un progressivo indebolimento della capacità operativa sul territorio.
E quando si indebolisce la presenza del personale, a risentirne non sono solo i Carabinieri. A risentirne è anche la sicurezza dei cittadini. Il SIM Carabinieri ritiene che questa situazione debba essere affrontata con urgenza da tutti i livelli istituzionali. Non basta limitarsi a registrare i dati della mobilità. Occorre chiedersi perché una regione un tempo attrattiva oggi venga lasciata da una percentuale così alta di personale.
Serve una politica concreta su alloggi di servizio, foresterie, convenzioni per gli affitti, accesso alla casa, sostegno alla genitorialità, asili nido e servizi essenziali per le famiglie dei militari. La sicurezza non si garantisce soltanto con proclami e statistiche. Si garantisce mettendo i Carabinieri nelle condizioni di vivere dignitosamente nei territori in cui prestano servizio.
La manovra dei trasferimenti annuali GE.TRA., per la Regione Emilia-Romagna, rappresenta dunque un segnale chiaro: se il personale continua ad andare via e gli ingressi restano insufficienti, il peso ricadrà inevitabilmente su chi resta. E, alla lunga, anche sulla qualità del servizio reso alle comunità.
Il SIM Carabinieri chiede quindi una riflessione immediata e interventi concreti, perché il diritto dei colleghi a vivere dignitosamente e il diritto dei cittadini alla sicurezza non possono essere trattati come due questioni separate.
SIM CARABINIERI SEGRETERIA REGIONALE EMILIA ROMAGNA