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Nel comparto difesa si sta consumando una crisi silenziosa che rischia di compromettere non solo il benessere del personale ma anche l’efficienza operativa complessiva. A denunciarlo è il sindacato USAMI, che in un recente comunicato stampa torna a puntare i riflettori sulla condizione dei Volontari in Ferma Iniziale. I VFI vengono definiti senza mezzi termini gli “invisibili” dell’Aeronautica Militare.

Da quanto si apprende dal comunicato USAMI, il problema affonda le radici negli anni e attraversa tutte le precedenti formule di volontariato militare. Prima i VFP1 poi i VFP4 ora i VFI. Cambiano le sigle ma non la sostanza. Turni che superano sistematicamente le 36 ore settimanali fino ad arrivare a carichi di lavoro doppi rispetto al previsto. In pratica un volontario copre il ruolo di due militari. Questo squilibrio si traduce in stress lavoro correlato crescente mancato riconoscimento economico e una percezione diffusa di disparità rispetto al personale in servizio permanente.NSM   è  ANCHE  SU   WHATSAPP  E  SU  TELEGRAM

Secondo quanto riporta USAMI, il nodo non è soltanto organizzativo ma anche culturale. I VFI vengono spesso impiegati in condizioni che non rispettano pienamente standard di sostenibilità operativa e tutela della salute. Il rischio di burn out in età precoce non è più una possibilità teorica ma una conseguenza concreta di ritmi di lavoro prolungati e scarsamente regolati.

Ma il punto più critico evidenziato dal sindacato riguarda l’esodo crescente verso le Forze di polizia. Da quanto emerge dal comunicato USAMI il fenomeno ha ormai dimensioni preoccupanti. I giovani militari scelgono sempre più frequentemente di abbandonare il percorso nelle Forze Armate per transitare in altri corpi dello Stato dove trovano condizioni economiche migliori maggiore stabilità e soprattutto una gestione del lavoro percepita come più sostenibile. Questo spostamento progressivo rischia di svuotare le Forze Armate proprio nella fascia più giovane e operativa.

Il quadro si complica ulteriormente se si considera che parallelamente il personale in servizio permanente sta diminuendo anche per effetto dei pensionamenti. Si crea così un doppio squilibrio. Da un lato meno giovani restano in divisa dall’altro diminuisce l’esperienza interna. Il risultato è una pressione crescente proprio su quella componente volontaria che già oggi regge una parte significativa delle attività quotidiane.

Un passaggio particolarmente critico del comunicato riguarda il sistema di monitoraggio interno. Da quanto riferito da USAMI, dopo una prima denuncia nel 2024 sarebbe emerso un dato paradossale. Zero ore di straordinario registrate per i VFI. Un risultato che secondo il sindacato non riflette la realtà operativa ma evidenzia una possibile anomalia tecnica nei sistemi informatici in grado di azzerare automaticamente le ore eccedenti anche quando vengono inserite.

Nonostante richiami interni e indicazioni ai reparti per una maggiore attenzione all’impiego dei volontari, secondo quanto riporta USAMI la situazione sul campo sarebbe cambiata poco o nulla. Da qui la richiesta di un incontro urgente con il vertice dell’Aeronautica e la possibilità di portare la questione a livello politico con atti formali fino all’interrogazione parlamentare.

Le richieste avanzate dal sindacato puntano a una revisione strutturale. Riduzione dei carichi nei servizi di guardia introduzione di limiti chiari alle ore di straordinario adozione di un codice di condotta uniforme e attivazione di sistemi di supporto psicologico nei reparti più esposti. Misure che non vengono presentate come rivendicazioni corporative ma come elementi necessari per garantire efficienza operativa.

Nel frattempo USAMI continua a muoversi anche su un piano più ampio sostenendo iniziative come la Carta Europea dei Diritti dei Militari presentata a Bruxelles. Un progetto che mira a uniformare le tutele a livello continentale e che si inserisce in un contesto in cui la competitività tra corpi dello Stato passa sempre più anche dalla qualità delle condizioni di lavoro offerte.

Il messaggio di fondo è chiaro. Difendere i diritti dei militari non è solo una questione sindacale ma un fattore strategico. E l’esodo dei volontari verso le Forze dell’ordine rappresenta oggi uno dei segnali più evidenti che qualcosa nel sistema attuale non sta funzionando.

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