29 gennaio 2026 1° Lgt. in pensione Antonio Pistillo
Dagli ultimi dati pubblicati dall’Istat sulla povertà in Italia nel 2024 emerge un quadro stabile rispetto a quello delineato per l’anno precedente, in parte inatteso perché l’indagine sulla spesa delle famiglie per il 2024, su cui si stima la povertà, conteneva alcuni segnali che potevano suggerire un andamento peggiore.
Prima di questa stabilità, iniziata a dire il vero nel 2021, il numero di soggetti in condizione di povertà assoluta è aumentato costantemente negli anni, arrivando nel 2020 a 5,60 milioni, quasi il doppio rispetto al 2008 e ciò nonostante la spessa assistenziale nel periodo sia pressoché raddoppiata.
La tabella a seguire mostra come il fenomeno degli individui in povertà sia esploso dopo la crisi finanziaria del 2007/2008, in particolar modo nel periodo 2011-2013 ed è proseguito con dinamica costante fino al 2018, a cui è seguito un calo nel 2019 e un nuovo incremento, a seguito della pandemia, nel 2020; infatti il numero è passato dai 2,89 milioni del 2008 ai 5,60 milioni del 2020, con un incremento nel periodo del 94%.
Dal 2021 il fenomeno si è stabilizzato, difatti dai 5,60 milioni del 2020 si è passati ai 5,74 del 2024, con un incremento di “sole” 70 mila unità nel biennio 2023-2024 che, al netto del 2019, risulta essere il migliore periodo degli ultimi 10 anni (stralcio dati Istat dal 2020 al 2024 in calce all’articolo)

L’aumento della povertà in Italia è attribuibile a una combinazione di fattori economici e sociali, con le responsabilità dei governi legate alla difficoltà di creare un sistema di protezione sociale inclusivo, tempestivo ed economicamente adeguato, aggravato da scelte politiche che hanno spesso privilegiato interventi spot a scapito di soluzioni strutturali che hanno prodotto, prima dell’introduzione del reddito di cittadinanza, un accrescimento rapido e costante delle persone in povertà.
Nel 2019, dopo anni di crescita, si è registrato un calo della povertà di circa 450 mila singoli (in diminuzione del 9%) e 148 famiglie (riduzione del 8%), ma nel 2020 è tornata a crescere a causa della pandemia, infatti a fine anno gli individui e le famiglie in stato di bisogno erano rispettivamente circa 5,60 e 2 milioni.
Nel 2021 e 2022 la povertà assoluta rimane ferma a 5,67 milioni di persone e poco più di 2 milioni di famiglie. Stabilità che continua negli anni successivi arrivando nel 2024 a 5,74 milioni anche grazie a un incremento occupazionale che ha supplito alla riduzione della platea dei beneficiari di sostegni alla povertà a seguito della sostituzione del reddito di cittadinanza con l’assegno di inclusione.
Secondo l’Inps, nel 2023 e 2024 si è ridotto il numero di individui che hanno avuto accesso alle misure di contrasto alla povertà introdotte per sostituire il reddito di cittadinanza anche grazie a una maggiore partecipazione al mercato del lavoro. Per ricavare questa informazione l’Istituto ha messo in relazione i nuclei percettori di reddito di cittadinanza e pensione di cittadinanza e le nuove misure assegno di inclusione e supporto formazione lavoro.
Nel complesso – spiega l’Inps – che il 60% che è risultato successivamente percettore dell’Adi e Sfl e il 26% dei nuclei percettori di RdC/PdC ha avuto almeno un componente che ha trovato lavoro nel 2023 e 2024, a testimonianza di una dinamica di progressiva integrazione nel mercato del lavoro.
Infatti, il numero dei poveri che cresceva nel periodo peggiore (al netto del periodo della pandemia) dal 2008 al 2018 con una media annua di circa 215 mila unita, è cresciuto nel biennio 2023-2024 con una media annua di circa 35 mila (meno 515%). Le persone in povertà variano significativamente nel tempo e all’interno del periodo dei singoli governi in linea di massima nei numeri indicati nella tabella a seguire.

