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 05 gennaio 2026 1° Lgt. in pensione Antonio Pistillo

La pensione minima, introdotta con la legge n. 638/1983, è un’integrazione economica garantita dallo Stato per assicurare un reddito di base decente ai pensionati che, pur avendo raggiunto i requisiti, ricevono un assegno mensile inferiore a una soglia stabilita per legge a causa di contributi versati insufficienti. Questa integrazione, chiamata anche trattamento minimo, viene concessa solo se il pensionato rispetta determinati requisiti reddituali (personali e coniugali) e se la pensione calcolata è bassa.

La pensione minima che è un’integrazione per chi ha lavorato e versato contributi ma ha un trattamento basso, non va confusa con l’assegno sociale che è, invece, una prestazione assistenziale per chi non ha contributi o ha redditi bassissimi, non è reversibile ed è legata solo a requisiti di età (67 anni) e reddito. Come tutti i trattamenti pensionistici anche, e a maggior ragione, le minime sono rivalutate ai sensi della legge n. 448/1998 al fine di adeguarli al costo della vita. Tale meccanismo permette di proteggere il potere d’acquisto delle pensioni per evitare una diminuzione del valore rispetto al momento della liquidazione originaria.

L’adeguamento avviene dal 1° gennaio di ogni anno in base all’indice dei prezzi al consumo dell’Istat e, in particolare, si tiene conto della variazione dell’indice FOI (indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati al netto dei tabacchi) che viene fissato con decreto del Ministero dell’Economia. Pertanto, non è il governo che definisce l’aumento delle minime, ma un processo automatico regolato per legge; tuttavia, possono essere stabilite, con legge di bilancio in relazione all’andamento dell’economia e tenuto conto degli obiettivi rispetto al Pil, delle maggiorazioni.

Quando il governo sostiene che le attuali opposizione hanno aumentato le minime di 20 euro, dice la verità proprio perché, come vedremo più avanti, quando erano al governo non hanno previsto una maggiorazione nemmeno negli anni (2016 e 2017) in cui la rivalutazione è stata pari a zero. È vero anche che con questo governo, in 4 anni, le minime sono cresciute di circa 100 euro, ma in gran parte per l’effetto di un periodo (biennio 2023-2024) caratterizzato da un elevato tasso di inflazione.

Tuttavia, il governo Meloni ha previsto ulteriori incrementi oltre a quelli legati al costo della vita. In sintesi, l’adeguamento del trattamento minimo è influenzato dall’inflazione, ma è opportuno precisare che il fatto che esista un meccanismo che per legge lo rivaluti in base al costo della vita, non preclude la possibilità che i governi possano prevedere un incremento aggiuntivo all’ordinaria rivalutazione e, in verità, il Governo Meloni l’ha fatto, prevedendo un aumento straordinario, come è dimostrato nella tabella a seguire.

 

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