Uccide il figlio a colpi di pistola. Poliziotto arrestato dai carabinieri

Tragedia nell’agrigentino.Padre poliziotto uccide il figlio e viene arrestato dai carabinieri.

La vittima, 24 anni, è stato freddato dal padre con 15 colpi di pistola.

Da quanto riporta “Informasicilia”, il ragazzo aveva problemi psichiatrici. Era riconosciuta la sua semi infermità mentale. Non lavorava e viveva da solo. I genitori sono separati da tempo.

Il ventiquattrenne denunciato più volte per stalking nei confronti di alcune donne.

L’omicidio consumato in piazza Progresso a Raffadali, nell’Agrigentino.

Per l’omicidio fermato il papà Gaetano, 57 anni, assistente capo coordinatore della polizia in servizio a Catania.

I due hanno cominciato a litigare poi la discussione sarebbe degenerata fino a quando il poliziotto ha estratto la pistola d’ordinanza sparando a distanza ravvicinata contro il 24enne e uccidendolo.

Poi si è seduto su una panchina in attesa di un pullman di linea, dove è stato trovato e bloccato dai carabinieri.

Interrogato dal sostituto procuratore, ha ammesso di aver assassinato il figlio.

Gli investigatori hanno ricostruito i continui dissidi familiari, anche di natura economica, fra il padre che viveva a Catania e il figlio che, dopo la separazione dei genitori, era rimasto a vivere da solo a Raffadali.

Il sindaco del paese agrigentino, Silvio Cuffaro afferma:

«La città è sconvolta. Conoscevamo tutti il ragazzo, aveva una vita sociale un po’ turbolenta, ma accettata da tutti i raffadalesi».

Spiega il primo cittadino, il giovane:

«Aveva avuto un’infanzia difficile per via della separazione dei genitori. Il papà, per lavoro, viveva a Catania. La mamma, invece, a Sciacca».

«Vincenzo Gabriele, dopo la separazione dei suoi genitori, era rimasto a vivere da solo a Raffadali, ma c’era uno zio che si prendeva cura di lui».

«Era introverso e molto diffidente, non lavorava ed era mantenuto dal papà che mensilmente tornava per stare un po’ con lui e per dargli il necessario sostentamento economico».

Continua Cuffaro:

«Il Comune ha cercato di coinvolgerlo, per dargli anche delle motivazioni, in lavoretti per conto del Municipio, ma non c’è stato verso».

«Per tanti anni, da piccolo, ricoverato in una comunità per bimbi con disagio sociale».

«Spesso, quando scorazzava con la moto era richiamato dal comandante della polizia municipale, ma era anche un ragazzo molto ordinato e pulito».

Aggiunge il sindaco di Raffadali:

«Aveva una grande passione per l’elettronica. Comprava tutto quello che era d’ultima generazione».

Per il procuratore capo di Agrigento, Luigi Patronaggio:

«i recenti episodi di inaudita violenza avvenuti in questi giorni in provincia di Agrigento hanno evidenziato malesseri profondi all’interno della società e delle famiglie, acuiti dal grave isolamento provocato dalla pandemia e non adeguatamente contenuti da un sistema socio-sanitario-assistenziale non sempre pronto a erogare idonei servizi alla collettività».

Il riferimento è anche alla strage di Licata del 26 gennaio scorso quando un uomo ha ucciso il fratello, la cognata e i loro due figli, di 15 e 11 anni, e poi si è suicidato.

Infine, aggiunge il magistrato che coordina le indagini dei carabinieri:

«Troppo spesso quelli che sono definiti ‘gesti di follia’  sono il portato di conflitti sociali e familiari che il ‘sistema’,

inteso in senso ampio e non escluso quello giudiziario, non è stato in grado di adeguatamente e legittimamente arginare e contenere».

FONTE INFORMASICILIA

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