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Dietro la facciata delle missioni internazionali, delle parate della NATO e degli aerei da combattimento esiste una realtà delle Forze Armate spagnole che in pochi conoscono davvero.

È un sistema nel quale il militare non è soltanto un professionista chiamato a operare in condizioni di rischio, ma una persona attorno alla quale lo Stato ha costruito, nel corso di decenni, un articolato sistema di retribuzione, previdenza, assistenza sanitaria, tutela familiare, politiche abitative, formazione e rappresentanza professionale.

Ci sono gli stipendi, le paghe straordinarie, le indennità, la previdenza, la sanità dell’ISFAS, le prestazioni odontoiatriche, gli aiuti per la famiglia, le soluzioni abitative, le attività sportive e le strutture ricreative.

Ma esiste anche un paradosso.

Per una parte del personale di truppa e marineria, il rapporto con le Forze Armate può avere una scadenza fissata dalla legge: 45 anni.

E allora nasce la domanda più delicata: che cosa succede a un militare che ha trascorso gran parte della propria vita professionale nell’uniforme e che, arrivato a quell’età, non ha acquisito la condizione di militare permanente?

La risposta non è semplicemente “viene mandato a casa”.

Esiste un sistema di transizione, la figura del reservista de especial disponibilidad, un’assegnazione economica mensile per chi possiede i requisiti e programmi di formazione e reinserimento lavorativo.

Ma il problema rimane: come trasformare una carriera militare in una nuova vita professionale quando si hanno 45 anni?

È forse questo il punto più interessante del modello spagnolo. I 45 anni: il grande paradosso della carriera militare

La Ley 8/2006 stabilisce che, una volta raggiunti i 45 anni e in assenza dell’acquisizione della condizione di soldato permanente, cessa il rapporto di servizio attivo nelle Forze Armate. Non significa però che il militare sparisca completamente dal sistema della Difesa.

Chi abbia prestato almeno 18 anni di servizio e ne faccia richiesta può acquisire la condizione di reservista de especial disponibilidad, mantenendola, in linea generale, fino ai 65 anni. La legge prevede per questa condizione il diritto a un’assegnazione economica mensile.  È una soluzione particolare.

Il militare non è più in servizio attivo, ma conserva un rapporto particolare con la Difesa e può essere richiamato nei casi previsti dalla normativa. Allo stesso tempo, lo Stato deve favorirne la transizione verso il mercato del lavoro civile.

La stessa normativa prevede infatti strumenti di formazione e qualificazione professionale, compreso l’accesso a titoli e certificazioni del sistema educativo generale.  Il problema dei 45 anni, dunque, non è soltanto economico. È soprattutto professionale.

Dopo 15, 18 o 20 anni trascorsi in caserma, a bordo di una nave, in una base aerea o in una missione internazionale, il militare deve poter trasformare le competenze acquisite in un nuovo lavoro.

Ed è proprio per questo che il tema dei 45 anni rappresenta una delle questioni più controverse e interessanti del modello spagnolo.

Quanto guadagna un militare spagnolo?

Per capire il valore della professione militare bisogna partire dallo stipendio. La retribuzione delle Forze Armate spagnole non è costituita da una singola cifra. Il trattamento economico comprende diversi elementi:

● stipendio base;

● componente legata al gruppo e al grado;

● complemento specifico;

● complemento di destinazione;

● anzianità;

● indennità legate all’incarico;

● compensazioni per determinate destinazioni;

● indennità operative;

● trattamento economico previsto per missioni, imbarchi, attività di volo, paracadutismo e altre specialità.

Di conseguenza, due militari con lo stesso grado possono avere una busta paga diversa. Anche la destinazione ha un peso importante. Un militare impiegato in una normale struttura amministrativa non avrà necessariamente lo stesso trattamento di un collega che svolge attività operative, navigazione, volo, paracadutismo o missioni all’estero.

Le fasce retributive

Le cifre possono variare in funzione del posto, dell’anzianità e dei complementi. Come ordine di grandezza, il quadro delle retribuzioni lorde annuali può essere rappresentato indicativamente così:

Tropa y Marinería

Soldato o marinaio: circa 20.000-24.000 euro lordi annui.

Caporale: circa 22.000-27.000 euro.

Sottufficiali

Sergente: circa 25.000-31.000 euro.

Gradi superiori dei sottufficiali: circa 28.000-35.000 euro.

Ufficiali

Alférez/Teniente: circa 30.000-41.000 euro, a seconda del grado e della posizione.

Capitano: circa 36.000-46.000 euro.

Comandante: circa 40.000-52.000 euro.

Tenente colonnello: circa 46.000-60.000 euro.

Colonnello: circa 55.000-72.000 euro.

Ufficiali generali

Le retribuzioni complessive possono salire ulteriormente con il grado e soprattutto con responsabilità, destinazione e componenti complementari.

Per i gradi più elevati si possono raggiungere livelli superiori a 70.000, 80.000 o anche oltre 100.000 euro lordi annui.

Si tratta comunque di valori orientativi e non di stipendi netti garantiti.Il netto dipende infatti da imposte, contributi, situazione familiare, anzianità, destinazione e indennità.

E la tredicesima? E la quattordicesima? Qui è necessario fare attenzione alle terminologie. Nel sistema retributivo pubblico spagnolo esistono le paghe straordinarie, tradizionalmente associate alle mensilità di giugno e dicembre. Non è quindi corretto immaginare semplicemente il sistema come una normale retribuzione italiana moltiplicata per tredici.

Il trattamento economico annuale viene infatti articolato tra retribuzioni ordinarie e paghe straordinarie, secondo la struttura prevista per il pubblico impiego spagnolo e le specifiche componenti retributive del personale militare.

È un elemento importante da considerare quando si confrontano gli stipendi spagnoli con quelli italiani. Un importo mensile apparentemente più basso non racconta necessariamente l’intero valore della retribuzione annuale.

E quando finisce il rapporto? Il “TFR” spagnolo non è il TFR italiano Questo è uno dei punti sui quali è facile creare confusione.

In Spagna non esiste un TFR militare identico a quello italiano applicabile indistintamente a tutto il personale. Il trattamento alla cessazione dipende invece dalla situazione giuridica del militare, dal regime previdenziale e dal tipo di rapporto. Per i militari di carriera il problema principale riguarda la maturazione dei diritti pensionistici e il regime previdenziale applicabile.

Per i militari temporanei di truppa e marineria che arrivano a 45 anni, invece, assume particolare importanza la condizione di reservista de especial disponibilidad.

Chi possiede i requisiti previsti dalla legge può ricevere una assegnazione economica mensile, anziché un semplice “TFR” una tantum.  La stessa legge prevede inoltre, in determinate situazioni, una prima o indennità collegata agli anni di servizio per chi interrompe il rapporto senza accedere alla condizione di riservista di speciale disponibilità. 

Il modello, quindi, non va tradotto semplicisticamente con “TFR sì” o “TFR no”. È un sistema nel quale la tutela dell’uscita dal servizio viene costruita attraverso una combinazione di previdenza, eventuali indennità e strumenti di transizione.

Sindacati? Sì e no

Un altro elemento sorprendente riguarda la rappresentanza professionale. In Spagna i militari non possono costituire normali sindacati militari.

La Ley Orgánica 9/2011 consente però ai membri delle Forze Armate di creare e aderire ad associazioni professionali finalizzate alla difesa dei propri interessi professionali, economici e sociali. 

È una differenza fondamentale.

Le associazioni possono:

● presentare proposte;

● formulare richieste e suggerimenti;

● assistere i propri iscritti;

● rappresentarli davanti alle amministrazioni;

● ricevere informazioni dal Ministero della Difesa;

● partecipare, se raggiungono determinati livelli di rappresentatività, al Consejo de Personal de las Fuerzas Armadas;

● intervenire con rapporti e osservazioni nella formazione delle norme riguardanti il personale.

Ma non possono trasformarsi in sindacati tradizionali.

Sono esclusi, tra l’altro:

● sciopero;

● contrattazione collettiva;

● misure di conflitto collettivo;

● attività politiche;

● collegamenti con partiti politici o sindacati.

È quindi un modello intermedio.

Il militare dispone di una forma di rappresentanza professionale molto più strutturata rispetto al tradizionale divieto assoluto, ma non possiede gli strumenti tipici del sindacalismo civile.

E dopo il congedo? Si può rimanere iscritti

Anche questo è un particolare poco conosciuto. La normativa spagnola consente ai militari ritirati di mantenere l’affiliazione alle associazioni professionali, se lo prevedono gli statuti, ma con importanti limitazioni.

Il militare ritirato può appartenere all’associazione, ma non può assumere determinate funzioni negli organi di governo né rappresentarla nelle modalità previste per il personale in servizio. 

È quindi possibile mantenere un legame con la propria associazione anche dopo la fine della carriera militare. Ma la posizione non è identica a quella del militare in servizio.

La sanità: non solo ospedali militari

Se gli stipendi raccontano soltanto una parte del valore della professione, il welfare sanitario rappresenta probabilmente uno degli elementi più interessanti. Il personale delle Forze Armate rientra nel sistema ISFAS, Instituto Social de las Fuerzas Armadas. Il modello non coincide semplicemente con una rete di ospedali militari.

Il sistema prevede differenti modalità di assistenza sanitaria e permette, secondo le regole previste, di accedere alla rete sanitaria pubblica e a quella degli enti convenzionati. La protezione riguarda il militare ma anche il nucleo familiare avente diritto.

La logica è quella di un sistema speciale di protezione sociale collegato alla condizione militare.

Prevenzione, visite e cure

L’assistenza comprende l’assistenza sanitaria prevista dal sistema nazionale e una serie di prestazioni e programmi specifici.

Tra gli ambiti rientrano:

● medicina preventiva;

● visite specialistiche;

● ricoveri;

● programmi di screening;

● prevenzione oncologica;

● assistenza materno-infantile;

● prestazioni per determinate patologie;

● farmaci;

● ausili;

● prestazioni oculari;

● assistenza per alcune condizioni croniche;

● prestazioni legate alla disabilità.

Il concetto importante è che il welfare militare spagnolo non si limita alla cura della malattia. Comprende anche una componente di prevenzione e protezione sociale.

E i denti?

Qui arriva una delle particolarità più interessanti. L’ISFAS prevede specifiche prestazioni odontoiatriche secondo modalità, requisiti e limiti stabiliti dalla normativa.

Tra le prestazioni che possono essere oggetto di aiuto o rimborso rientrano, a seconda dei casi:

● otturazioni e ricostruzioni;

● trattamenti endodontici;

● protesi;

● corone;

● dentiere;

● alcune prestazioni ortodontiche;

● igiene e determinate prestazioni odontoiatriche;

● impianti osteointegrati.

Questo non significa che il dentista sia completamente gratuito. Le prestazioni sono soggette a condizioni, limiti e massimali.

Ma il dato interessante è un altro: l’assistenza odontoiatrica entra formalmente nel sistema di protezione sociale del personale militare. È un aspetto che spesso sfugge quando si parla genericamente di “sanità militare”.

Farmaci, occhiali e assistenza sociale

Il welfare non si ferma al medico. Tra le prestazioni previste dal sistema di protezione sociale rientrano anche diversi interventi relativi a:

● farmaci;

● prestazioni oculari;

● ausili tecnici;

● ortoprotesi;

● trasporto sanitario;

● assistenza ai malati cronici;

● alcune prestazioni psicoterapeutiche;

● invalidità;

● disabilità;

● determinate situazioni di particolare bisogno sociale.

È quindi più corretto parlare di sistema di protezione sociale del militare e della famiglia che di semplice assicurazione sanitaria.

La casa: quando il servizio significa cambiare città

Un militare può essere trasferito più volte nel corso della carriera. Ogni trasferimento può significare una nuova casa, nuove spese, nuovi problemi per il coniuge e per i figli. Per questo la Spagna ha creato l’INVIED, Instituto de Vivienda, Infraestructura y Equipamiento de la Defensa.

L’organismo dispone di strumenti destinati a sostenere il personale della Difesa nelle esigenze abitative legate al servizio. In presenza dei requisiti previsti possono essere previste compensazioni economiche per determinati cambi di destinazione che comportino un cambio di località e residenza.

Esistono inoltre strutture abitative della Difesa e formule di locazione regolamentate. Non significa che ogni militare abbia automaticamente diritto a una casa gratuita. Significa però che la mobilità geografica viene considerata anche come un problema economico e familiare.

Famiglia, formazione e conciliazione

La condizione militare non viene considerata soltanto dal punto di vista operativo. La Ley Orgánica 9/2011 prevede che l’amministrazione promuova accordi con Comunità autonome e Comuni nei settori dell’istruzione, della sanità, dei servizi sociali e dell’abitazione, proprio per migliorare la qualità della vita dei militari e delle loro famiglie. 

La stessa legge prevede programmi di inserimento in altri settori lavorativi, da sviluppare durante la vita attiva del militare. È un elemento importante perché affronta il problema prima che arrivi il congedo.

Sport, residenze e tempo libero

Il welfare militare comprende anche una dimensione meno conosciuta. Le strutture della Difesa comprendono impianti sportivi, strutture ricreative e residenze destinate al personale secondo regole e disponibilità previste dai programmi dell’amministrazione.

Esistono inoltre iniziative rivolte alle famiglie, attività estive e programmi sociali. Sono elementi che difficilmente compaiono nelle statistiche sugli stipendi, ma che possono incidere sul valore complessivo della professione. Ed è proprio questo il punto.

Per valutare quanto “vale” una carriera militare non basta guardare il numero scritto sulla busta paga. Bisogna guardare anche ciò che lo Stato mette intorno a quella busta paga. Un militare resta prima di tutto un cittadino

Il modello spagnolo nasce però da una trasformazione molto più profonda. Il militare non perde i propri diritti fondamentali entrando nelle Forze Armate. La Ley Orgánica 9/2011 disciplina i diritti e i doveri dei membri delle Forze Armate e stabilisce un equilibrio tra diritti costituzionali e limitazioni derivanti dalla condizione militare.

Ma la condizione militare,cosi come in Italia,  comporta limitazioni specifiche.

Il militare deve rispettare:

● disciplina;

● gerarchia;

● neutralità politica;

● esigenze operative;

● obblighi derivanti dal servizio.

Esistono inoltre limiti alla partecipazione a manifestazioni politiche e sindacali.

La Costituzione del 1978: il punto di svolta

Per comprendere il modello attuale bisogna tornare indietro di mezzo secolo. La trasformazione delle Forze Armate spagnole non nasce semplicemente dall’ingresso nell’Europa comunitaria.

La svolta comincia dopo la morte di Francisco Franco, nel novembre 1975, e con la successiva transizione democratica. La Costituzione del 1978 rappresenta un passaggio fondamentale.

L’articolo 8 stabilisce che le Forze Armate, costituite dall’Ejército de Tierra, dalla Armada e dall’Ejército del Aire, hanno il compito di garantire la sovranità e l’indipendenza della Spagna, difenderne l’integrità territoriale e l’ordinamento costituzionale.

È il momento nel quale le Forze Armate vengono inserite pienamente nel nuovo ordinamento democratico. Ma la transizione non fu semplice.

Il 23-F e la trasformazione dell’esercito

Nel 1981 la Spagna fu scossa dal tentativo di colpo di Stato del 23-F. L’episodio dimostrò quanto fosse ancora delicato il rapporto tra il nuovo sistema democratico e una parte delle vecchie strutture militari. Negli anni successivi il processo di modernizzazione accelerò.

Nel 1982 la Spagna entrò nella NATO. Nel 1986 entrò nella Comunità Economica Europea. L’integrazione euro-atlantica contribuì alla modernizzazione, all’interoperabilità e alla professionalizzazione. Ma non fu l’Europa, da sola, a trasformare l’esercito spagnolo. La trasformazione era iniziata con la democratizzazione dello Stato.

Dal 1989 alla fine della leva

Una delle tappe fondamentali fu la Ley 17/1989, che riorganizzò il regime del personale militare professionale. Il processo proseguì negli anni Novanta. Nel 1999 la Ley 17/1999 consolidò ulteriormente il processo di professionalizzazione. Nel 2001 venne sospeso il servizio militare obbligatorio. Da quel momento il modello spagnolo si orientò definitivamente verso un esercito professionale.

Professionalizzazione, modernizzazione degli equipaggiamenti, integrazione euro-atlantica e partecipazione alle missioni internazionali cambiarono radicalmente il volto delle Forze Armate.

Cosi come in Italia,esiste ancora la giustizia militare.

La professionalizzazione non ha significato la scomparsa della giustizia militare. La Spagna mantiene un sistema di giustizia penale militare. Il quadro penale è oggi disciplinato dalla Ley Orgánica 14/2015, del Código Penal Militar.

L’obiettivo è conciliare le esigenze specifiche della disciplina militare con i principi dello Stato di diritto. Il militare è quindi sottoposto a regole particolari, ma non è al di fuori dell’ordinamento costituzionale.

Il rapporto con la società

È cambiato anche il rapporto tra Forze Armate e popolazione. Uno dei simboli più importanti è la Unidad Militar de Emergencias, la UME. Incendi, alluvioni, terremoti e altre emergenze hanno portato i militari direttamente a contatto con la popolazione civile.

In queste situazioni l’immagine del militare non è quella del combattente, ma quella del soccorritore. Anche le giornate delle Forze Armate e la tradizionale celebrazione del 12 ottobre contribuiscono alla presenza delle Forze Armate nella società. È una distanza enorme rispetto all’immagine che l’esercito aveva in una parte della società durante il franchismo.

Un modello perfetto? No

Il sistema spagnolo non è certamente perfetto. Il problema dei 45 anni rimane. La transizione professionale può essere difficile. La mobilità geografica può pesare sulle famiglie. Gli stipendi devono essere valutati considerando costo della vita, fiscalità, destinazione e indennità.

E anche il welfare non elimina automaticamente le difficoltà legate alla disponibilità degli alloggi, alle esigenze familiari e alle prospettive di carriera.

Ma il modello presenta una caratteristica interessante.

Lo Stato non ha cercato soltanto di creare un esercito professionale e giovane. Ha cercato progressivamente di costruire un sistema intorno al professionista militare.

La vera differenza è ciò che sta intorno alla divisa Alla fine il modello spagnolo può essere sintetizzato così:

stipendio + paghe straordinarie + previdenza + assistenza sanitaria + assistenza odontoiatrica + farmaci + sostegno alla famiglia + politiche abitative + formazione + rappresentanza professionale + reinserimento lavorativo.

E poi c’è il grande paradosso dei 45 anni.

Una parte dei militari di truppa e marineria può essere costretta a lasciare il servizio attivo proprio quando ha raggiunto un’età nella quale, nel mondo civile, molti lavoratori sono ancora nel pieno della propria carriera.

Per questo il sistema della reservista de especial disponibilidad e i programmi di reinserimento diventano fondamentali. La domanda non è quindi soltanto:

quanto costa un militare allo Stato?

La domanda è anche:

quanto vale una persona che ha dedicato vent’anni della propria vita alla Difesa e che a 45 anni deve costruirsi una seconda carriera?

La lezione spagnola

Guardando l’intero percorso, la sequenza è abbastanza chiara. 1975: morte di Franco e avvio della transizione democratica. 1978: nuova Costituzione e nuovo ruolo delle Forze Armate. 1981: tentativo di colpo di Stato del 23-F. 1982: ingresso nella NATO. 1986: ingresso nella Comunità Economica Europea. 1989: grande riforma del personale militare professionale. 1999: nuova riforma del personale e consolidamento della professionalizzazione. 2001: sospensione del servizio militare obbligatorio. 2011: Ley Orgánica 9/2011 sui diritti e doveri dei membri delle Forze Armate e introduzione di un sistema strutturato di rappresentanza professionale. 

Il risultato è che non è stato semplicemente modernizzato l’armamento. È cambiato il rapporto tra Stato, militare e società. E forse è proprio questa la lezione più interessante. Modernizzare un esercito non significa soltanto comprare nuovi carri armati, navi, aerei o sistemi missilistici.

La Spagna ha cercato di costruire le proprie risposte nell’arco di circa mezzo secolo. E il risultato è un modello nel quale la divisa non rappresenta soltanto un lavoro.

Rappresenta un sistema di diritti, doveri, protezioni e responsabilità che continua anche oltre la porta della caserma.

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