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Una mobilitazione storica e senza precedenti si profila all’orizzonte per il comparto della difesa e della sicurezza nazionale.

Con un comunicato congiunto carico di fermezza e preoccupazione, le sigle sindacali militari SINAFI, NSC, USAMI, ITAMIL e SILMM hanno annunciato una manifestazione nazionale che vedrà il personale in divisa scendere nelle strade della Capitale.

Resta da vedere, come molti osservatori del settore iniziano a chiedersi, se l’appello rimarrà circoscritto o se nelle prossime settimane si aggiungeranno anche le altre sigle sindacali a dare manforte alla protesta.

Da quanto comunicano i sindacalisti, l’iniziativa si inserisce in una cornice di piena legittimità normativa, richiamando espressamente il diritto di pubblica manifestazione sancito dall’articolo 1476-quater del Codice dell’Ordinamento Militare. Di seguito si riporta l’incipit integrale del documento che fissa la data e le motivazioni profonde della protesta:

18 LUGLIO 2026 ROMA MILITARI IN PIAZZA PER IL FUTURO DI CHI DIFENDE L’ITALIA CHIEDIAMO RISPETTO! 1476-quater del Codice dell’Ordinamento Militare (D.Lgs. 66/2010) DIRITTO DI PUBBLICA MANIFESTAZIONE

Ogni giorno garantiamo la sicurezza del Paese. Serviamo il Paese ogni giorno, contribuendo alla sicurezza pubblica ed economico-finanziaria, alla difesa nazionale, al controllo dello spazio aereo e marittimo. Siamo sempre presenti quando lo Stato chiama. Ma oggi siamo noi ad aver bisogno di essere ascoltati. Il 18 luglio il personale di Esercito, Marina, Aeronautica, Carabinieri e Guardia di Finanza scenderà in piazza a Roma per difendere il proprio futuro e quello delle proprie famiglie.

Il nodo economico: stipendi divorati dall’inflazione

Il primo grande pilastro della protesta riguarda la perdita del potere d’acquisto. Come si legge nel comunicato stampa, i rappresentanti dei lavoratori con le stellette pongono l’accento su un divario sempre più insostenibile tra l’impennata dei costi della vita e la stagnazione delle retribuzioni. I sindacati denunciano con chiarezza la condizione di difficoltà in cui versano moltissime famiglie dei servitori dello Stato:

GLI STIPENDI PERDONO VALORE

Negli ultimi anni il costo della vita è aumentato in modo vertiginoso. Bollette, mutui, carburante, affitti e spesa alimentare continuano a crescere. I nostri stipendi no. Mentre l’inflazione corre, il potere d’acquisto dei militari e delle Forze di Polizia continua a diminuire. Chi garantisce la sicurezza della Nazione non può essere lasciato indietro.

L’allarme previdenziale: lo spettro di una “bomba sociale”

Un altro passaggio chiave della nota sindacale tocca un tema caldissimo: il futuro previdenziale del comparto. I sindacalisti fanno notare come, a fronte di una vita caratterizzata da pesanti privazioni personali e professionali, le prospettive pensionistiche stiano scivolando verso livelli d’allarme. Il testo ufficiale sul punto è categorico:

LE PENSIONI RISCHIANO DI DIVENTARE UNA BOMBA SOCIALE

Dopo una vita di servizio, sacrifici, turni, reperibilità e lontananza dalla famiglia, migliaia di militari rischiano di ritrovarsi con pensioni sempre più basse. È una prospettiva che non possiamo accettare. Chi ha servito lo Stato merita una pensione dignitosa, n’incertezza economica.

Diritti contratti e asimmetria tra doveri e tutele

La parte centrale del documento mette a nudo l’eccezionalità dello status militare, evidenziando il contrasto tra i severi obblighi di legge (compresa la sottoposizione a un doppio codice penale) e la contestuale carenza di supporti logistici, alloggiativi e familiari. Da quanto si apprende dalle parole dei promotori della protesta, lo Stato starebbe venendo meno al dovere di proteggere chi, per missione, è chiamato a proteggere la collettività:

SEMPRE PIÙ DOVERI, SEMPRE MENO TUTELE

Non possiamo scioperare. Non possiamo interrompere il servizio. Siamo soggetti a due codici penali: ordinario e militare. E’ richiesto rigore morale, rettitudine e sacrificio della vita. Continui trasferimenti senza tutele logistiche ed economiche. Assenza di mobilità volontaria. Insufficiente tutela dell’unione familiare e della genitorialita’. Professionalità non riconosciute. Carenze alloggiative. Nessuna tutela legale per i rischi professionali. Missioni ad alto rischio e sacrificio della famiglia. Continuiamo a garantire sicurezza e difesa in ogni circostanza. Proprio per questo lo Stato dovrebbe garantire maggiori tutele, non minori. Il senso del dovere non può trasformarsi in uno strumento per ignorare le nostre esigenze.

La crisi delle vocazioni e i rischi per la sicurezza nazionale

L’analisi dei sindacati si sposta poi su un piano strutturale, evidenziando come il progressivo impoverimento della professione stia allontanando le nuove generazioni. I sindacalisti avvertono l’opinione pubblica e la politica: senza investimenti sulla dignità del personale, l’intero sistema della sicurezza del Paese rischia il collasso. Ecco il severo monito riportato nel testo:

SENZA PERSONALE NON ESISTE SICUREZZA

Sempre meno giovani scelgono di arruolarsi. Se la professione militare e della sicurezza continua a perdere attrattività, il rischio è evidente: meno personale, più carichi di lavoro, meno sicurezza per tutti. Difendere la dignità di chi indossa una divisa significa difendere il futuro della Nazione.

Una manifestazione “per” e non “contro”

In conclusione, le sigle SINAFI, NSC, USAMI, ITAMIL e SILMM tengono a precisare la natura profondamente istituzionale e costruttiva della loro protesta. Non si tratta di una rivolta contro lo Stato, bensì di un appello accorato per rimettere al centro dell’agenda politica il valore della “specificità” militare. L’atto finale del comunicato ribadisce l’appuntamento del 18 luglio con parole che richiamano la dignità umana dietro la divisa:

IL 18 LUGLIO FACCIAMOCI SENTIRE Non contro le Istituzioni. Non contro il Paese. Ma per ricordare che dietro ogni uniforme ci sono donne e uomini, padri e madri, famiglie e sacrifici. La sicurezza dell’Italia passa anche dal rispetto di chi la garantisce ogni giorno.

LA SPECIFICITÀ NON È UN LIMITE È IL VALORE DEL NOSTRO LAVORO. PATTO PER LA SICUREZZA E DIFESA DEI CITTADINI SINAFI – NSC – USAMI – ITAMIL – SILMM

L’appuntamento di Roma si preannuncia dunque come uno spartiacque nelle relazioni tra il personale delle Forze Armate, dei Carabinieri, della Guardia di Finanza e l’esecutivo. La palla passa ora alle istituzioni, chiamate a rispondere alle pesanti critiche e alle precise richieste di tutela avanzate da chi, ogni giorno, garantisce la difesa dei confini e della legalità.

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