Visita la pagina Facebook di NSM

Con un nuovo e deciso appello al Governo italiano, Vincenzo Frasca, fratello di Mario Frasca — militare originario di Orta Nova (Foggia) morto in Afghanistan il 23 settembre 2011 — torna alla carica per ottenere un importante riconoscimento istituzionale. Vincenzo chiede che lo Stato italiano riconosca ufficialmente tutti i militari caduti nelle missioni internazionali come vittime di terrorismo internazionale.

Un sacrificio che non si vuole dimenticare

Mario Frasca, caporal maggiore capo dell’Esercito italiano, perse la vita all’età di 32 anni ad Herat, nel quadro della missione di pace in Afghanistan. Quel giorno, tre soldati italiani, tra cui Frasca, rimasero uccisi a seguito del ribaltamento del veicolo blindato Lince su cui viaggiavano durante uno spostamento operativo. Sebbene ufficialmente catalogato come incidente stradale, quel tragico evento avvenne in un teatro di rischio permanente, dove la minaccia di attacchi, ordigni improvvisati e azioni terroristiche era costante.

Dal 2012, Vincenzo guida un’associazione a lui dedicata, impegnata nella memoria del fratello e nella tutela dei diritti di tutte le famiglie dei militari caduti. Nel corso degli anni, l’associazione ha promosso iniziative pubbliche, raccolte di firme e manifestazioni, con l’obiettivo di ottenere dalla Repubblica italiana un riconoscimento pieno e uniforme del sacrificio dei soldati, parificandoli — dal punto di vista legale e morale — alle vittime del terrorismo internazionale.

L’appello al Governo e la missione di pace sotto i riflettori

Nel suo appello più recente, Vincenzo Frasca accoglie con favore le dichiarazioni del Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e del Ministro della Difesa, Guido Crosetto, che hanno richiamato gli Stati Uniti al rispetto per i nostri soldati. Tuttavia — sottolinea — “il rispetto deve partire prima di tutto dallo Stato italiano”: con un riconoscimento formale dello status di vittime di terrorismo internazionale, accompagnato da decorazioni come la Medaglia d’Oro al Valor Militare e la Medaglia d’Oro al Valor Civile, per onorare degnamente chi ha dato la vita in missioni lontane.

Il padre di Mario e Vincenzo, Antonio Frasca, ha addirittura scritto — alcuni mesi fa — al Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, chiedendo un incontro per chiedere sostegno diplomatico verso il riconoscimento internazionale del sacrificio dei militari italiani, ricordando il legame storico tra Italia e Stati Uniti.

Una richiesta di uguaglianza e memoria

Una delle motivazioni principali della battaglia della famiglia Frasca è il rispetto dell’articolo 3 della Costituzione italiana, che sancisce il principio di uguaglianza. Secondo Vincenzo, il modo in cui lo Stato ha trattato i caduti italiani nel corso delle missioni di pace è stato finora disomogeneo, senza equità tra singoli casi e senza un riconoscimento coerente e unitario del rischio corso e del sacrificio compiuto.

Oltre 170 caduti in missioni di pace dal 1950 a oggi

La richiesta di riconoscimento non riguarda solo Mario Frasca: la famiglia chiede attenzione per oltre 170 militari italiani che dal 1950 a oggi sono morti in missioni di pace in tutto il mondo, in teatri di operazioni che spesso hanno visto la minaccia terroristica tra le principali fonti di pericolo.

La proposta, sostenuta da diverse famiglie di caduti e da associazioni di veterani, mira non solo a rendere omaggio ai singoli militari, ma anche a stimolare una riflessione più ampia sulla partecipazione italiana alle missioni internazionali e sul modo in cui lo Stato stesso interpreta e riconosce il ruolo dei suoi uomini e delle sue donne in uniforme.

Condivisione
errore: Ci dispiace, il copia e incolla è disabilitato !!