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La 26enne aveva denunciato le aggressioni nel 2018 ma il tribunale militare aveva archiviato il fatto come “tradizione e goliardia”. Adesso, dopo sette anni, il pm del Tribunale di Latina ha chiesto un anno di reclusione per i commilitoni coinvolti.

Caso Giulia Schiff: la fine di certe “tradizioni militaresche”?

Il procedimento giudiziario sul caso di Giulia Schiff non riguarda soltanto gli otto militari dell’Aeronautica accusati di atti di nonnismo, ma sembra segnare una linea di demarcazione più ampia: quella tra ciò che per decenni è stato tollerato come “tradizione militare” e ciò che oggi, alla luce delle nuove sensibilità e delle aule di tribunale, rischia di essere qualificato come reato.

Dal “rito” alla violenza?

Le cosiddette pratiche goliardiche nelle Forze Armate – dai battesimi di volo agli scherzi nei reparti – sono state a lungo percepite come parte integrante della vita militare, quasi una prova iniziatica per testare la resistenza e il senso di appartenenza dei cadetti. Ma il caso Schiff, esploso nel 2018 e approdato solo oggi a una fase decisiva, mette in discussione questi confini.

La 26enne di Mira, in provincia di Venezia, denunciò di essere stata vittima di un vero e proprio pestaggio durante il “battesimo del volo” al 70esimo Stormo di Latina. Un rito che, secondo la tradizione, avrebbe dovuto sancire con leggerezza il primo volo in solitaria, trasformandosi invece – sempre secondo l’accusa – in una violenza collettiva: circa cento frustate con dei fuscelli, spinte contro l’ala di un velivolo e infine il lancio in piscina. Tutto mentre Schiff ripeteva più volte “basta” e chiedeva di essere messa a terra.

La svolta giudiziaria

All’epoca, il tribunale militare archiviò la denuncia parlando di “tradizione” e “goliardia”. Oggi però, da quanto riportano diverse fonti,  la giustizia ordinaria segue un’altra strada. Il pubblico ministero Antonio Sgarrella, davanti al tribunale di Latina, ha chiesto la condanna a un anno di reclusione per gli otto militari imputati, contestando i reati di lesioni e violenza privata.

Elemento chiave del processo è il video dell’episodio, in cui si sente anche un commilitone commentare in dialetto romanesco: “La stanno a massacra’”. Per il pm, non ci sono dubbi: «Giulia Schiff è stata costretta a subire contro la sua volontà quella pratica. La sua volontà è stata annullata e spezzata. È stato un inferno».

Pur riconoscendo che gli imputati siano “bravi ragazzi” e non criminali, Sgarrella ha insistito sulla necessità di stabilire un principio: «Qui dobbiamo giudicare se quella pratica sia lecita oppure no. Non ci si può divertire in questo modo».

La difesa della parte civile

L’avvocato di Schiff, Massimiliano Strampelli, ha chiesto un risarcimento di 70mila euro per i danni subiti dalla sua assistita, definendo il battesimo del volo «una via crucis» e «un’imboscata tesa dai colleghi per punirla». Secondo il legale, la giovane non era amata e subiva già forme di risentimento: «Non era padrona del suo corpo, i ragazzi hanno perso il senso del limite. Nessuno è intervenuto anche quando la linea era stata chiaramente superata».

Le difese e la prossima udienza

Gli avvocati degli otto imputati prenderanno la parola nella prossima udienza, fissata per il 22 settembre. La sentenza, attesa nei mesi successivi, potrebbe rappresentare un precedente importante per distinguere le goliardie militari da vere e proprie violazioni della dignità personale.

Una vita lontana dall’Italia

Intanto Schiff, radiata dall’Aeronautica nel 2019, ha ricostruito la propria vita altrove. Dopo aver combattuto come volontaria sul fronte ucraino, oggi vive in Israele insieme al marito – conosciuto proprio durante quel periodo – e al figlio nato cinque mesi fa.

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