Viterbo, i vertici del SAPPE in carcere: “Giù le mani dalla Polizia Penitenziaria”

Una delegazione del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE è oggi a Viterbo per portare vicinanza e solidarietà al personale di Polizia Penitenziaria in servizio al carcere, da settimane al centro delle cronache per presunti pestaggi contro alcuni detenuti.

“Siamo qui oggi per portare la nostra vicinanza al Reparto di Polizia Penitenziaria del carcere di VITERBO, sotto un’accusa mediatica senza precedenti rispetto ad accuse tutte da verificare, spiega Donato Capece, segretario generale del SAPPE, che guida la delegazione sindacale composta da dirigenti nazionali, regionali e provinciali.



Al carcere di Viterbo non sono affatto pregiudicate le condizioni di sicurezza dell’Istituto e la dignità della detenzione dei ristretti perché le donne e gli uomini della Polizia Penitenziaria svolgono quotidianamente il servizio con professionalità, zelo, abnegazione e soprattutto umanità in un contesto assai complicato”. 

Per il SAPPE “nel merito delle accuse formulate ad alcuni appartenenti al Corpo, ferma restando la garanzia costituzionale della presunzione di innocenza, non si possono non rilevare diverse incongruenze nelle dichiarazioni del detenuto che accusa alcuni Agenti e di chi strumentalmente amplifica tali dichiarazioni”.

Il sindacato ricorda che, nelle scorse settimane, proprio la Segreteria provinciale di Viterbo attraverso il responsabile Luca Floris aveva sollecitato l’adozione di body-cam per il personale di Polizia Penitenziaria in servizio: “Non abbiamo nulla da nascondere.  

Abbiamo chiesto e torniamo a chiedere di poter portare una sorta di body cam per rendere noto, trasparente e chiaro il contesto in cui lavoriamo. Non possiamo essere capri espiatori di una mal gestione e di una parte della politica, specie di quella che alimenta fantasie di torure. Se avessimo avuto strumenti idonei di intervento e ripresa i casi montati ad arte non avrebbero trovato terreno fertile. Casi fantomatici come la bruciatura degli alluci o botte o meglio ancora squadrette inventate sarebbero state solo materiale per calunnia a nostro favore.



Qualcuno in grado di farlo deve aiutarci a lavorare serenamente. Non sotto minaccia di chi ha già molte volte infranto le regole della società. Non possiamo pagare un prezzo così alto per il fallimento di un sistema dove noi siamo solo l’ultima pedina.”.

Il primo Sindacato dei Baschi Azzurri torna a evidenziare che “la Polizia Penitenziaria che lavora nel carcere di Viterbo è formata da persone che nonostante l’insostenibile, pericoloso e stressante lavoro credono nella propria professione, che hanno valori radicati e un forte senso d’identità e d’orgoglio, e che ogni giorno in carcere fanno tutto quanto è nelle loro umane possibilità per gestire gli eventi critici che si verificano ogni giorno”.




Roma, 11 febbraio 2020


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