Soldatesse hot nell’epoca dei social. Ecco cosa si rischia nella condivisione dei video

Negli ultimi tempi si è assistito ad una condivisione virale di alcuni video hot di donne che indossano capi di vestiario di alcune ffaa. La provenienza dei video è ignota e probabilmente ci  sono indagini in corso per risalire alla prima condivisione, cosa non semplicissima, ma non impossibile.

Infatti, per chi non  ne fosse a conoscenza,  Whatsapp mette a disposizione delle ffoo un servizio volto a collaborare con gli agenti su eventuali indagini o emergenze. (Vedi QUI) Ovviamente quando la condivisione è talmente virale da interessare decine di migliaia , se non centinaia di migliaia di utenti, la cosa si fa più complessa.



La condivisione di un video hot di questo genere ad esempio potrebbe ledere la forza armata al punto da convincerla a rivalersi legalmente sull’ autore della condivisione primordiale, e non è escluso che non possa pretendere lo stesso trattamento anche per tutti gli altri che hanno condiviso inizialmente il post ( molto difficile, ma non impossibile).

L’arcano da comprendere è se il video sia stato girato privatamente da una soldatessa e gli sia stato prelevato illegalmente dallo smartphone da un hacker ad esempio,  o se sia stato condiviso volontariamente dalla donna ad una persona terza.

In questo caso la persona che ha ricevuto il video non aveva alcun diritto di condividerlo a terzi. Oppure, in ultima analisi, il video potrebbe essere stato girato da una persona che con le ffaa non ha nulla a che vedere.



La condivisione illegale di alcune tipologie di video sui social è stata trattata anche dalla Corte di cassazione che con la sentenza sez. V, 25/09/2017, n. 55418 ha stabilito che la condivisione di video di illegali sui social network ( apologia al terrorismo etc.), rafforzata dall’ approvazione dei relativi contenuti attraverso l’opzione ‘mi piace’, è idonea alla configurazione di reato.

Bisogna inoltre considerare che dalla condivisione iniziale di un video alla vera e propria “gogna sociale” il passo è breve. fece clamore il suicidio di Tiziana Cantone , che si tolse la vita dopo la condivisione di massa di alcuni video hot che la ritraevano in scene particolari.

Ma cosa sta accadendo realmente? 

Da quanto riporta TPI,  una soldatessa di Palmanova avrebbe raccontato alla redazione: “Ieri qui a Palmanova, tra i militari, il video girava su tutti i telefoni. Io l’ho ricevuto da un amico, il mio fidanzato l’ha ricevuto da miei colleghi militari, era ovunque. Da donna e soldatessa sono traumatizzata, ho cercato di contattare quella collega per esprimerle solidarietà ma il suo profilo Facebook è sparito, segno che è stata travolta dalle chiacchiere e dall’umiliazione”.

E ancora:

“Io ho visto il video di questa ragazza e le sue foto estrapolate da Facebook su una chat di appartenenti e ex appartenenti all’esercito, ho deciso di segnalare il fatto alle autorità competenti”, afferma un altro militare sconcertato dall’atteggiamento di tanti colleghi. Intanto a Palmanova si cerca di far luce sull’accaduto e si vocifera di un provvedimento disciplinare per la vittima.

Dal punto di vista giuridico,  un eventuale provvedimento disciplinare, più che sanzionare la soldatessa, qualora le fonti  risultassero attendibili, cercherà di individuare eventuali responsabilità su chi e come sia venuto in possesso di quel video e del perché lo abbia condiviso. Quindi è opportuno riflettere alcuni secondi prima di premere il  tasto inoltra su video di “dubbia” provenienza.

Le ffaa intanto  sembrano indirizzate a sensibilizzare il personale sul corretto uso dei social network tramite appositi briefing ,  proprio  al fine di evitare il ripetersi di questi spiacevoli accadimenti.  






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