Soldatessa viene congedata dopo una missione in Kosovo. Il Tar del Lazio la reintegra

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Una soldatessa dell’Esercito italiano, nel 2007 era stata congedata dopo avere preso parte a una missione militare in Kosovo.

La donna M.G., si era arruolata nel 2006 quale VFP1 ed era stata impiegata in missioni militari OFCN (fuori dai confini nazionali )e gli erano stati attribuiti anche degli elogi da parte dei superiori gerarchici.

Al termine del periodo di ferma,  la commissione medica però le riscontrava un presunto deficit visivo. Per questo  motivo il Ministero della Difesa la giudicava “non idonea” a continuare il rapporto lavorativo in forza armata.

La soldatessa non si arrese ed impugnò il  provvedimento presso il  Tar Sicilia, affidando la difesa agli avvocati Girolamo Rubino e Daniele Piazza. Durante l’iter procedimentale, i legali sono riusciti a dimostrare, oltre al lodevole servizio prestato, anche l’insussistenza del deficit visivo.

Dopo gli accertamenti disposti dal Tar Sicilia,  la Clinica Oculistica del Policlinico Universitario di Palermo accertava l’erroneità di quanto sostenuto dalla Commissione per gli accertamenti sanitari dell’Esercito Italiano e, conseguentemente, che la ricorrente fosse in possesso dei requisiti di visus richiesti per l’arruolamento.

Il T.A.R. della Sicilia accolse l’istanza cautelare proposta dai legali e la soldatessa continuò a lavorare nell’Esercito, ma con riserva, fino alla sentenza del Consiglio di Stato, sezione IV. Il Consiglio però ritenne competente il TAR per il Lazio .

Lo scorso 8 settembre 2020, lo stesso T.A.R. del Lazio ha accolto il ricorso della donna, annullando il giudizio di inidoneità. Pertanto, M.G. potrà continuare a prestare servizio nell’Esercito Italiano e potrà proporre una ulteriore azione giudiziaria ai sensi della c.d. Legge Pinto per richiedere il risarcimento dei danni subiti a causa della irragionevole durata del processo.

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