Sergente accusato di razzismo dal superiore di origini magrebine. La vicenda finisce in tribunale

Una storia che è nata casualmente, in seguito  a delle indagini su una vicenda che li vedeva coinvolti per un’altra questione. Il  maggiore ed il sergente, infatti, non erano nuovi a scaramucce e una loro “questione” era già stata trattata dai giudici, ma venne archiviata per “particolare tenuità del fatto”. All’epoca le parti erano invertite, ovvero il sergente aveva chiamato in causa il maggiore del corpo degli alpini.

Questo è ciò che si apprende da un articolo de “il corriere della sera”, ed è quanto sostiene l’avvocato dell’ ufficiale dell’ Esercito . I precedenti tra i due militari vennero esaminati dagli inquirenti e malgrado la vicenda  fosse stata chiusa, emersero alcune realtà completamente oscure al maggiore degli alpini che lo convinsero a presentare un esposto alla Procura Militare.



Pare infatti  che il sergente se ne andasse in giro a screditarlo : «il mio cliente ha scoperto tutto, il sergente gli parlava alle spalle e pubblicamente», spiega l’avvocato Massimiliano Strampelli.

Ieri presso il tribunale militare di Verona  si è tenuta la prima udienza del processo che accusa di  razzismo il sottufficiale dell’ Esercito Italiano. Tra le frasi contestate , pare che il sergente continuasse a ripeterne alcune in particolare:: «Sto marocchino di m…». : «Non è degno di stare nell’esercito italiano», «ha rubato un posto in Accademia a un italiano», «pezzo di m… sto meschino».

Secondo l’accusa, le offese ai danni del maggiore sarebbero continuate per tre lunghi anni. L’ufficiale, intervistato da “il Correre della sera”non ha voluto rilasciare dichiarazioni , anche se dalle carte processuali , pare abbia sostenuto di aver sempre cercato di non coinvolgere il reparto in una vicenda che avrebbe infangato l’onore del Reggimento e del comando . Ma tutte queste remore sono venute meno quando ha appreso del comportamento razzista e oltraggioso».

Una soldatessa si sarebbe rivelata ” testimone chiave” di quelle offese pronunciate dal sottufficiale. L’uomo pare non si curasse di esternare le proprie frasi razziste alla presenza di altri commilitoni : «Durante l’alzabandiera era consuetudine sentire il sergente dire “sto marocchino di m…”».

Di altro parere l’avvocato  che  difende il sottufficiale: «Il mio cliente si dichiara estraneo ai fatti, oggi parleranno i nostri testimoni».

Cosa sia emerso dal processo non è dato sapere ( almeno per ora). Di certo i giudici del tribunale militare di Verona avranno l’arduo compito di prendere la giusta decisione e stabilire da quale parte sia la verità.





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