Rapporti uomo-donna nelle Forze Armate”. Carente la normativa vigente

https://www.7colli.it/il-procuratore-militare-carente-la-normativa-sui-rapporti-uomo-donna-nelle-forze-armate-31807/

Quello delle relazioni uomo-donna nell’ambito delle Forze Armate “è un settore sul quale si concentrano da tempo particolari attenzioni. Sia da parte dei vertici stessi dell’amministrazione militare, che da parte della giustizia militare.

In effetti, tra le molte zone nelle quali manca o è insufficiente una appropriata disciplina normativa in ambito militare, quello dei reati riguardanti la sfera sessuale è sicuramente uno dei più rilevanti”.

E’ quanto affermato dal procuratore generale della Corte militare d’appello, Marco De Paolis, durante la sua relazione tenuta in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario militare 2021:

“Esigenza sicuramente attuale e urgente, come già più volte segnalato in questa sede- ha sottolineato il magistrato-

Non occorre ripetere ancora i motivi, importanti ed urgenti, per i quali è indispensabile provvedere a colmare la lacuna normativa dei codici militari in ordine a questa materia. La casistica corrente evidenzia con sempre maggior frequenza la varietà di situazioni che si profilano nella pratica quotidiana.

“È sempre più evidente dalla conformazione dei casi che si prospettano, come i comportamenti vessatori, violenti o comunque di molestie, incidano non soltanto sulle persone ma anche sulla qualità del servizio.

Servizio che quelle persone , talora anche comandanti di reparti più o meno grandi, devono rendere alle forze armate. Il comportamento di molestia sessuale non sempre si esaurisce in un atto che si perfeziona istantaneamente.

Spesso dura nel tempo ripetendosi più volte, finendo anche per turbare ed alterare i rapporti all’interno di un reparto e a incidere sulla corretta funzionalità dei servizi”. Soprattutto allorché la vittima rivesta un sia pur minimo incarico di comando o di responsabilità.

Peraltro, analogamente a quanto accade nella società civile, esiste una cospicua area “sommersa” di vicende di questo genere.

Per cui, si ritiene indispensabile che l’auspicato intervento del legislatore sia accompagnato da una approfondita ed adeguata attività di formazione del personale militare. Compresi i comandanti di corpo, attività tesa a fornire concrete indicazioni sul modo corretto di interazione in ambito militare.

Atteso che la peculiarità della vita militare – per sua essenza promiscua ed assai intensa a causa della qualità delle attività da compiere, nonché per la coabitazione collettiva – nelle caserme come nelle navi o nelle operazioni esterne, determina il verificarsi di situazioni complesse nelle quali la suddetta peculiarità di vita, unita alla peculiarità delle funzioni svolte ed a quella non meno peculiare delle relazioni gerarchiche, influisce in modo significativo sull’inquadramento che condotte illecite di questo tipo devono avere”.

Durante la relazione De Paolis si sofferma anche  sulla naturale evoluzione delle relazioni fra militari di diverso sesso, che ha determinato la costituzione di numerose coppie, e come accade nella vita civile, anche tra i militari non mancano reati tra coniugi in ambito domestico.

Coppie di fatto o formalmente coniugate – sottolinea il pm – assistiamo al progressivo delinearsi di situazioni patologiche di violenza come ciò che accade nella società civile. Si tratta evidentemente di reati che avvengono tra coniugi in contesti del tutto estranei al servizio, perché in ambito prettamente domestico.

In tali casi, ferma restando la qualificazione giuridica del fatto come reato militare (violenza commessa da militare in danno di altro militare), il pubblico ministero militare contesta il reato di lesioni personali, il quale, per una peculiarità (forse non immaginata dal legislatore del codice penale militare) è sempre perseguibile d’ufficio”.

FONTE 7COLLI/MINISTERO GIUSTIZIA

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