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Operazione di Polizia. A chi la promozione a chi l’Encomio Solenne. Due poliziotti vincono ricorso al Tar

C’è voluto il Tar per sancire il giusto tributo da comminare a due poliziotti, un uomo e una donna. Il Capo della Polizia li aveva “premiati con un Encomio Solenne, ma i due agenti non hanno gradito il trattamento discriminatorio. Ad altri colleghi per la stessa “operazione” era stata attribuita la promozione per meriti straordinari.

Svolgimento dei fatti

Siamo nell’ottobre del 2013, quando in una gioielleria di Brindisi una coppia di malviventi riesce ad entrare fingendosi semplice clientela. Una volta all’interno uno dei due estrae una pistola, un  gioielliere lancia l’allarme, bloccando di fatto le porte del negozio.



L’ uomo in preda al panico prende in ostaggio una commessa, puntandole la pistola contro. Nei momenti concitati arriva una pattuglia, mentre dalla pistola dell’uomo parte un colpo, ma fortunatamente finisce contro la vetrina. Gli agenti operano al di fuori della gioielleria, ed invitano l’esagitato a lasciare l’arma e ad arrendersi.

L’uomo inizialmente si rifiuta. Arrivano altri poliziotti, tra i quali anche due ispettori. Dopo una mediazione il rapinatore desiste e posa l’arma , sdraiandosi finalmente a terra. I poliziotti sfondano la vetrina e bloccano la coppia di malintenzionati. L’intervento si conclude egregiamente. Nessun ferito  Quattro poliziotti , su proposta del Capo della Polizia, vengono promossi per meriti straordinari, ma ad altri viene attribuito soltanto un encomio solenne.  Alcuni tra questi non gradiscono e si rivolgono al Tar.

Ci provano prima in quattro, ma il tar riconosce soltanto ad uno di loro l’ errore macroscopico commesso dall’ Amministrazione. Tutto grazie ad un video ed alle annotazioni di servizio. Dopo qualche mese anche la poliziotta riesce ad ottenere giustizia, aveva adito il tar per conto proprio.



Tra le motivazioni della sentenza, i giudici ritengono che se pur ampiamente discrezionale è l’attività dell’Amministrazione nella valutazione dei presupposti che consentono la concessione al dipendente della Polizia di Stato la promozione alla qualifica superiore per merito straordinario, parimenti tale discrezionale è sindacabile davanti al giudice amministrativo se viziata da travisamento dei fatti o da macroscopica illogicità”

Pertanto -sostengono i giudici – nella materia in esame, se all’Amministrazione va riconosciuta un’ampia discrezionalità quanto alla valutazione delle situazioni fattuali in relazione alle quali riconoscere i benefici, nondimeno resta fermo il sindacato giurisdizionale sui profili di abnormità dell’iter logico, della macroscopica illogicità, dell’incongruenza della motivazione e del travisamento della realtà fattuale.

Più precisamente, i giudici hanno riconosciuto, con due diverse sentenze, ad entrambi i poliziotti   un evidente macroscopico errore in cui è incorsa l’Amministrazione con riguardo alla posizione degli agenti. Iinvero, sebbene questi ultimi abbiano preso parte attiva all’operazione di polizia in esame, rischiando la propria vita esattamente alla stessa maniera dei quattro colleghi promossi, soltanto a questi ultimi l’Amministrazione aveva conferito il premio della promozione per meriti straordinari, nel mentre i due agenti erano stati premiati con l’encomio solenne (avente portata giuridico-economica inferiore al primo), senza che dalle motivazioni fossero emerse le ragioni di tale diversità di giudizio, pur in presenza dei medesimi presupposti di fatto.

Il Poliziotto, in particolare, ha condiviso con i suddetti colleghi la fase della messa in pericolo della propria vita, allorquando il rapinatore brandiva la propria arma al loro indirizzo. Inoltre, è stato lui ad intimare al rapinatore di stendersi a terra (cfr. annotazione del 25.10.2013, inerente la visione del file-video cit.). Intimazione raccolta dal rapinatore, che ha “obbedito” all’ordine del agente.

La poliziotta ha preso parte attiva alla vicenda culminata nell’arresto del rapinatore, avendo fronteggiato quest’ultimo mentre lo stesso era armato e puntava la propria arma all’indirizzo, tra l’altro, della suddetta ricorrente, la quale con sprezzo del pericolo non si è lasciata intimorire, inducendo il rapinatore (in ciò coadiuvato dai colleghi -OMISSIS-, -OMISSIS-, -OMISSIS- e -OMISSIS-) ad abbassare l’arma e a sdraiarsi a terra.




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