Mio padre lavorava in Aeronautica ed è stato divorato dall’amianto

La denuncia di Davide Fabretti non lascia spazio a dubbi. Il papà , un militare in servizio prima nell’ex Gruppo i.T. ( intercettori teleguidati) di Cordovado  , ed in seguito nella raffineria di Sannazzaro de’ Burgondi, morì pochi mesi dopo essere andato in pensione.

A suffragio della tesi di Davide, c’è anche una sentenza emessa dalla Corte di  Appello di Milano, con la quale venne riconosciuta la malattia professionale, ma a quanto pare non è stato emesso alcun risarcimento.



L’appello di Davide al quotidiano “Oggi” racconta della visita in ospedale del pm Maurizio Ascione.  Era il giugno 2012 ed il papà era in fin di vita.

“Il magistrato raccolse la sua testimonianza – racconta Fabretti a “Oggi” – furono le ultime parole di mio padre, Fabio, che poi entrò in coma e morì il 7 giugno”.

Un esposizione all’amianto durata diversi decenni

“Mio padre ha lavorato alla base militare di Cordovado, in Friuli-Venezia Giulia, dove era operatore missilista.  Poi ha trascorso la maggior parte della sua vita professionale alla raffineria di Sannazzaro de’ Burgondi dove era addetto alle centraline elettriche e ogni giorno maneggiava cavi e tubi pieni di amianto”.



“Era andato da pochi anni in pensione – racconta ancora Davide a “Oggi” – si stava godendo la vita. Nel 2012 i medici dell’Humanitas diagnosticarono 18 mesi di vita, e furono 18 mesi esatti, segnati da atroci sofferenze. Mio padre ha perso 35 chili, era ridotto a uno scheletro. Io pregavo perché morisse in fretta e smettesse di soffrire. Quando è morto, all’età di 67 anni, ho deciso di impegnarmi e iniziare una battaglia per avere giustizia”.

“Ho incontrato persone che sono rimaste esposte per anni nella centrale Eni, dove le bonifiche sono partite in ritardo, cercando di fare fronte comune e offrire loro assistenza. Mi sono mosso nelle aule giudiziarie. A Pavia è in corso una causa civile contro l’Aeronautica, per l’esposizione nella base missilistica finita anche al centro di un’inchiesta della Procura militare di Padova.

Nel giro di qualche mese dovrebbe arrivare la sentenza di primo grado a Pavia. I tempi sono lunghi e finora non abbiamo ricevuto alcun risarcimento. Bisogna tenere alta l’attenzione, anche perché nei prossimi anni è previsto un picco di casi di una malattia che ha un periodo di latenza molto lungo”.



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