Militare rientra dall’Afghanistan, muore dopo un mese.

Un militare italiano si è sentito male poco dopo essere rientrato dalla missione.E’ morto in ospedale a causa di una leucemia fulminante appena un mese dopo il rientro dalla missione in Afghanistan . Alcuni colleghi lo hanno segnalato  a Domenico Leggiero,  amministratore della pagina fb Vittime dell’Uranio Impoverito. Di seguito il comunicato stampa:

Rientra dall’Afghanistan, muore dopo un mese, alla famiglia consigliato il silenzio

Inquietante quanto accaduto ad un giovane militare di Torino, in servizio a Bologna: rientra dalla missione in Afghanistan, malore, ricovero e morte dopo solo un mese. E’ senza dubbio una morte “sospetta” sapientemente tenuta riservata dai Vertici Militari che hanno “tranquillizzato” la famiglia e la giovane vedova distogliendo loro da qualsiasi azione di rivalsa e ricerca della verità.


Come in casi analoghi il C.do “si offre” di seguire la causa di servizio nascondendo alla famiglia la possibilità di accedere ad ogni diritto (vittime del dovere e, soprattutto, risarcimento). Il fatto è avvenuto lo scorso luglio nell’assordante silenzio di tutti. Dei colleghi del militare, di cui riporteremo solo le iniziali G.F., hanno segnalato all’Osservatorio Militare il fatto.

Non possiamo essere certi che sia l’uranio la causa di tutto perchè non siamo stati in grado di esaminare i campioni bioptici del militare i cui famigliari si sono “affidati” alla Difesa perchè, anche questo è un classico, potrebbero esserci delle “spiacevoli” conseguenze nel rendere pubblica la notizia.

Certo è che alla luce di quanto sta accadendo da vent’anni sarebbe stato doveroso quanto meno accertare ogni possibilità. E’ preoccupante di come la questione uranio venga affrontata dai vertici militari e lasciata gestire loro da una politica distratta e lontana dai problemi della gente. L’episodio di Torino riaccende il faro sulla necessità di essere sempre vigili ed attenti sul problema, morti da uranio (siamo 369), suicidi (oltre 40 da inizio anno), gli interessi sui poligoni sardi e le mancate denunce da parte del personale e dei famigliari, fanno intendere ad una manovra forte dei vertici che sono tornati prepotentemente ad imporre il proprio potere.

Ci auguriamo che la raccolta delle firme per la presentazione della legge Scanu sulla tutela del personale presentata dal Presidente della IV Commissione Difesa On. Gianluca Rizzo proceda spedita verso una calendarizzazione ed un’approvazione che rappresenterà il grado di sensibilità del nostro Parlamento verso una problematica che sta uccidendo centinaia di militari e non si reagisce solo per continuare a nascondere le colpe di oscuri personaggi ancora troppo forti per consentire alla verità di emergere.
ROMA 24 ottobre 2019






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