La licenza straordinaria per “congedo parentale”

Proponiamo uno stralcio della Gazzetta Ufficiale, da cui si evince il corretto  utilizzo del Congedo Parentale.

Licenza straordinaria per congedo parentale

1. In deroga a quanto previsto dall’articolo 34 del decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151, al personale con figli minori di
sei anni che intende avvalersi del congedo parentale previsto dall’articolo 32 del medesimo decreto legislativo, e’ concessa la
licenza straordinaria di cui all’articolo 13 del decreto del Presidente della Repubblica 31 luglio 1995, n. 394, sino alla misura
complessiva di quarantacinque giorni, anche frazionati, nell’arco di sei anni e comunque entro il limite massimo annuale previsto per il medesimo istituto.  Le disposizioni del presente comma si applicano anche ai fini della definizione dei procedimenti in corso alla data di entrata in vigore del presente decreto.


2. Ai fini dell’esercizio del diritto di cui al comma 1, il personale e’ tenuto, salvo casi di oggettiva impossibilita’, a
preavvisare l’ufficio di appartenenza almeno cinque giorni prima della data di inizio della licenza.

3. In caso di malattia del figlio di eta’ non superiore a tre anni i periodi di congedo di cui all’articolo 47 del decreto legislativo
16 marzo 2001, n. 151, non comportano riduzione del trattamento economico, fino ad un massimo di cinque giorni lavorativi nell’arco di ciascun anno, oltre il limite dei quarantacinque giorni di cui al comma 1.

4. In caso di malattia del figlio di eta’ compresa tra i tre e gli otto anni ciascun genitore ha diritto ad astenersi alternativamente
dal lavoro nel limite di cinque giorni lavorativi annui per i quali non viene corrisposta alcuna retribuzione.

5. In caso di parto prematuro alle lavoratrici madri spettano i periodi di congedo di maternita’ non goduti prima della data presunta del parto che vengono aggiunti al periodo di astensione dopo il parto. Qualora il figlio nato prematuro abbia necessita’ di un periodo di degenza presso strutture ospedaliere pubbliche o private, la madre ha facolta’ di riprendere effettivo servizio richiedendo, previa presentazione di un certificato medico attestante la sua idoneita’ al servizio, la fruizione del restante periodo di congedo obbligatorio post-partum e del periodo ante-partum, qualora non  fruito, a decorrere dalla data di effettivo rientro a casa del bambino.

6. Nei casi di adozione o di affidamento preadottivo nazionale ed internazionale di cui all’articolo 36 del decreto legislativo 16
marzo 2001, n. 151, e’ concesso un corrispondente periodo di licenza straordinaria senza assegni non computabile nel limite dei
quarantacinque giorni annui. Tale periodo di licenza non riduce le ferie e la tredicesima mensilita’ ed e’ computato nell’anzianita’ di servizio.

7. Al personale collocato in congedo di maternita’ o di paternita’ e’ attribuito il trattamento economico ordinario nella misura intera.

8. I riposi giornalieri di cui agli articoli 39 e seguenti del decreto legislativo 16 marzo 2001, n. 151, non incidono sul periodo
di licenza ordinaria e sulla tredicesima mensilita’.


9. Nel caso di adozione o affidamento preadottivo, i benefici di cui al presente articolo si applicano dalla data di effettivo
ingresso del bambino nella famiglia.

Note all’art. 11:
Si riporta il testo dell’articolo 34 del decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151, recante “Testo unico
delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternita’ e della paternita’, a norma
dell’articolo 15 della legge 8 marzo 2000, n. 53”: “Art. 34. Trattamento economico e normativo (legge 30
dicembre 1971, n. 1204, articoli 15, commi 2 e 4, e 7,comma 5)

1. Per i periodi di congedo parentale di cui all’articolo 32 alle lavoratrici e ai lavoratori e’ dovuta
fino al sesto anno di vita del bambino, un’indennita’ parial 30 per cento della retribuzione, per un periodo massimo
complessivo tra i genitori di sei mesi. L’indennita’ e’ calcolata secondo quanto previsto all’articolo 23, ad
esclusione del comma 2 dello stesso.

2. Si applica il comma 1 per tutto il periodo di prolungamento del congedo di cui all’articolo 33.

3. Per i periodi di congedo parentale di cui all’articolo 32 ulteriori rispetto a quanto previsto ai commi 1 e 2 e’ dovuta, fino all’ottavo anno di vita del bambino, un’indennita’ pari al 30 per cento della retribuzione, a condizione che il reddito individuale
dell’interessato sia inferiore a 2,5 volte l’importo del trattamento minimo di pensione a carico dell’assicurazione
generale obbligatoria. Il reddito e’ determinato secondo i criteri previsti in materia di limiti reddituali per
l’integrazione al minimo.

4. L’indennita’ e’ corrisposta con le modalita’ di cui all’articolo 22, comma 2.

5. I periodi di congedo parentale sono computati nell’anzianita’ di servizio, esclusi gli effetti relativi
alle ferie e alla tredicesima mensilita’ o alla gratifica natalizia.

6. Si applica quanto previsto all’articolo 22, commi 4, 6 e 7.”. Si riporta il testo dell’articolo 32 del decreto
legislativo 26 marzo 2001, n. 151, recante “Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e
sostegno della maternita’ e della paternita’, a norma dell’articolo 15 della legge 8 marzo 2000, n. 53”:
“Art. 32. Congedo parentale (legge 30 dicembre 1971, n. 1204, articoli 1, comma 4, e 7, commi 1, 2 e 3)

1. Per ogni bambino, nei primi suoi dodici anni di vita, ciascun genitore ha diritto di astenersi dal lavoro
secondo le modalita’ stabilite dal presente articolo.

I relativi congedi parentali dei genitori non possono complessivamente eccedere il limite di dieci mesi, fatto
salvo il disposto del comma 2 del presente articolo. Nell’ambito del predetto limite, il diritto di astenersi
dal lavoro compete:
a) alla madre lavoratrice, trascorso il periodo di congedo di maternita’ di cui al Capo III, per un periodo
continuativo o frazionato non superiore a sei mesi;
b) al padre lavoratore, dalla nascita del figlio, per un periodo continuativo o frazionato non superiore a
sei mesi, elevabile a sette nel caso di cui al comma 2;
c) qualora vi sia un solo genitore, per un periodo continuativo o frazionato non superiore a dieci mesi.
1-bis. La contrattazione collettiva di settore stabilisce le modalita’ di fruizione del congedo di cui al comma 1 su base oraria, nonche’ i criteri di calcolo della base oraria e l’equiparazione di un determinato monte ore alla singola giornata lavorativa. Per il personale del comparto sicurezza e difesa di quello dei vigili del fuoco e soccorso pubblico, la disciplina collettiva prevede, altresi’, al fine di tenere conto delle peculiari esigenze di funzionalita’ connesse all’espletamento dei relativi servizi istituzionali, specifiche e diverse modalita’ di fruizione e di differimento del congedo.

1-ter. In caso di mancata regolamentazione, da parte della contrattazione collettiva, anche di livello aziendale, delle modalita’ di fruizione del congedo parentale su base oraria, ciascun genitore puo’ scegliere tra la fruizione giornaliera e quella oraria. La fruizione su base oraria e’ consentita in misura pari alla meta’ dell’orario medio giornaliero del periodo di paga quadrisettimanale o mensile immediatamente precedente a quello nel corso del quale ha inizio il congedo parentale.

Nei casi di cui al presente comma e’ esclusa la cumulabilita’ della fruizione oraria del congedo parentale  con permessi o riposi di cui al presente decreto legislativo. Le disposizioni di cui al presente comma non si applicano al personale del comparto sicurezza e difesa e a quello dei vigili del fuoco e soccorso pubblico.

2. Qualora il padre lavoratore eserciti il diritto di astenersi dal lavoro per un periodo continuativo o frazionato non inferiore a tre mesi, il limite complessivo dei congedi parentali dei genitori e’ elevato a undici mesi.


3. Ai fini dell’esercizio del diritto di cui al comma 1, il genitore e’ tenuto, salvo casi di oggettiva impossibilita’, a preavvisare il datore di lavoro secondo le modalita’ e i criteri definiti dai contratti collettivi e, comunque, con un termine di preavviso non inferiore a cinque giorni indicando l’inizio e la fine del periodo di congedo. Il termine di preavviso e’ pari a 2 giorni nel caso di congedo parentale su base oraria.

4. Il congedo parentale spetta al genitore richiedente anche qualora l’altro genitore non ne abbia diritto.

4-bis. Durante il periodo di congedo, il lavoratore e il datore di lavoro concordano, ove necessario, adeguate
misure di ripresa dell’attivita’ lavorativa, tenendo conto di quanto eventualmente previsto dalla contrattazione
collettiva.”.

Si riporta il testo dell’articolo 13 del decreto del Presidente della Repubblica 31 luglio 1995, n. 394, recante
“Recepimento del provvedimento di concertazione del 20 luglio 1995 riguardante il personale delle Forze armate
(Esercito, Marina e Aeronautica)”:

Art. 13. Licenze straordinarie
1. Per il personale di cui all’art. 1, comma 1, la licenza straordinaria e’ disciplinata dalla normativa prevista dall’art. 3 della legge 24 dicembre 1993, n. 537 , come interpretato, modificato ed integrato dall’art. 22, commi 22 e 23, della legge 23 dicembre 1994, n. 724 .

2. In occasione di trasferimento del personale, per le esigenze di trasloco e di riorganizzazione familiare presso la nuova sede di servizio, l’Amministrazione concede una licenza straordinaria speciale nelle durate di seguito specificate:
a) trasferimento in territorio nazionale: giorni 20 per il personale ammogliato o con famiglia a carico o con almeno 10 anni di servizio; giorni 10 per il personale senza famiglia a carico con meno di 10 anni di servizio;
b) trasferimento per il personale destinato a prestare o che rientri dal servizio all’estero:
giorni 30 al personale ammogliato o con famiglia a carico o con almeno 10 anni di servizio; giorni 20 al personale senza famiglia a carico con meno di 10 anni di servizio.

3. Per il personale di cui all’art. 1, comma 1, la licenza breve e’ soppressa.

4. Le disposizioni di cui all’art. 3, comma 39, della legge 24 dicembre 1993, n. 537 , non si applicano quando l’assenza dal servizio sia dovuta ad infermita’ o lesioni dipendenti da causa di servizio o comunque riportate per fatti di servizio.

5. Le norme di cui al presente articolo si applicano dal 1° gennaio 1996. Per la connessa disciplina di ordine procedurale continuano ad applicarsi le disposizioni previste dalle norme vigenti in materia per il personale militare, e successive modificazioni ed integrazioni.”.

Si riporta il testo dell’articolo 47 del citato decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151:
Art. 47. Congedo per la malattia del figlio (legge 30 dicembre 1971, n. 1204, articoli 1, comma 4, 7, comma 4,
e 30, comma 5
1. Entrambi i genitori, alternativamente, hanno diritto di astenersi dal lavoro per periodi corrispondenti alle malattie di ciascun figlio di eta’ non superiore a tre anni.

2. Ciascun genitore, alternativamente, ha altresi’ diritto di astenersi dal lavoro, nel limite di cinque giorni lavorativi all’anno, per le malattie di ogni figlio di eta’ compresa fra i tre e gli otto anni.

3. La certificazione di malattia necessaria al genitore per fruire dei congedi di cui ai commi 1 e 2 e’ inviata per via telematica direttamente dal medico curante del Servizio sanitario nazionale o con esso convenzionato, che ha in cura il minore, all’Istituto nazionale della previdenza sociale, utilizzando il sistema di trasmissione delle certificazioni di malattia di cui al decreto del Ministro della salute in data 26 febbraio 2010, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 65 del 19 marzo 2010, secondo le modalita’ stabilite con decreto di cui al successivo comma 3-bis, e dal predetto Istituto e’ immediatamente inoltrata, con le medesime modalita’, al datore di lavoro interessato e all’indirizzo di posta elettronica della lavoratrice o del lavoratore che ne facciano richiesta.

3-bis. Con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, da adottare entro il 30 giugno 2013, su proposta del Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione, del Ministro delegato per l’innovazione tecnologica e del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze e con il Ministro della salute, previo parere del Garante per la protezione dei dati personali, sono adottate, in conformita’ alle regole tecniche previste dal Codice dell’amministrazione digitale, di cui al decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, le disposizioni necessarie per l’attuazione di quanto disposto al comma 3, comprese la definizione del modello di certificazione e le relative specifiche.

4. La malattia del bambino che dia luogo a ricovero ospedaliero interrompe, a richiesta del genitore, il decorso delle ferie in godimento per i periodi di cui ai commi 1 e 2.

5. Ai congedi di cui al presente articolo non si applicano le disposizioni sul controllo della malattia del lavoratore.

6. Il congedo spetta al genitore richiedente anche qualora l’altro genitore non ne abbia diritto.”.

Si riporta il testo degli articoli 36 e 39 del citato decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151:
Art. 36.Adozioni e affidamenti (legge 9 dicembre 1977, n. 903, art. 6, comma 2; legge 5 febbraio 1992, n.
104, art. 33, comma 7; legge 8 marzo 2000, n. 53, art. 3, comma 5

1. Il congedo parentale di cui al presente Capo spetta anche nel caso di adozione, nazionale e internazionale, e di affidamento.

2. Il congedo parentale puo’ essere fruito dai genitori adottivi e affidatari, qualunque sia l’eta’ del minore, entro dodici anni dall’ingresso del minore in famiglia, e comunque non oltre il raggiungimento della maggiore eta’.

3. L’indennita’ di cui all’articolo 34, comma 1, e’ dovuta, per il periodo massimo complessivo ivi previsto,
entro i sei anni dall’ingresso del minore in famiglia.”

Art. 39. Riposi giornalieri della madre (legge 30 dicembre 1971, n. 1204, art. 10″

1. Il datore di lavoro deve consentire alle lavoratrici madri, durante il primo anno di vita del bambino, due periodi di riposo, anche cumulabili durante la giornata. Il riposo e’ uno solo quando l’orario giornaliero di lavoro e’ inferiore a sei ore.

2. I periodi di riposo di cui al comma 1 hanno la durata di un’ora ciascuno e sono considerati ore lavorative agli effetti della durata e della retribuzione del lavoro. Essi comportano il diritto della donna ad uscire dall’azienda.

3. I periodi di riposo sono di mezz’ora ciascuno quando la lavoratrice fruisca dell’asilo nido o di altra struttura idonea, istituiti dal datore di lavoro nell’unita’ produttiva o nelle immediate vicinanze di essa.”.

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