La difesa del Paese non aspetta. Se il Libro bianco resta in cantina

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Quando il Libro bianco per la sicurezza internazionale e la difesa fu presentato nell’aprile 2015, a molti sfuggì che se nel capitolo finale erano indicate scadenze molto ravvicinate per metterne in pratica i contenuti (al massimo sei mesi con la sola eccezione del disegno di legge di modifica delle normative in vigore per la cui predisposizione era fissato il termine di un anno), la decisione era legata all’urgenza della riforma del nostro sistema di difesa.

Il ministro e i suoi esperti avevano ben chiaro che, senza una rapida adozione di provvedimenti correttivi alcune dinamiche in atto, si rischiavano di compromettere seriamente le nostre capacità di garantire la difesa e la sicurezza del Paese. Questo stringente programma di lavoro non sollevava, peraltro, nessuna osservazione durante l’esame né da parte del Consiglio supremo di difesa (e quindi del presidente della Repubblica, del presidente del Consiglio dei ministri e di tutti i principali ministri), né del Parlamento.

Quattro erano e sono le ragioni profonde di questa urgenza: prima di tutto, i timori per la permanente minaccia terroristica internazionale e l’instabilità politica di molti Paesi della sponda sud del Mediterraneo e dell’Africa sub-sahariana, inserite in un quadro internazionale caratterizzato da un’elevata imprevedibilità e da tensioni politiche, commerciali, militari (fra il resto, le montagne russe della politica estera e commerciale, della nuova Amministrazione americana, il crescente attivismo russo, l’implosione della democrazia turca, il continuo espansionismo cinese). Leggi tutto, clicca QUI

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