GRADISCA D’ISONZO, IL SAPPE CONTESTA LE DICHIARAZIONI DEL GARANTE DEI DETENUTI SUL CENTRO DI PERMANENZA PER IL RIMPATRIO

“Ho letto le dichiarazioni del garante dei detenuti sui clandestini ristretti nel Centro di permanenza per il rimpatrio di Gradisca d’Isonzo e sono trasecolato. Contestualizzare o comunque giustificare le violenze degli irregolari presenti è sconcertante.

La realtà è che c’è nel Paese una sovraesposizione mediatica del ruolo del Garante nazionale dei detenuti francamente inconcepibile, istituzione per noi inutile e tra l’altro pagata con soldi pubblici. Altro che figura di garanzia: essa rappresenta una sola parte del mondo della giustizia, ossia i detenuti e gli irregolari, cioè quelli che sono prevalentemente in carcere per avere commesso reati. Sta dalla parte di Caino, non certo di Abele”.

Lo dichiara Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE, con riferimento alla recente dichiarazione del Garante Nazionale dei diritti delle persone private della libertà dopo una visita al Cpr di Gradisca d’Isonzo (Gorizia),

“A cosa serve avere una figura del genere? E’ giusto che i soldi dei cittadini onesti retribuiscano chi difende i detenuti e gli irregolari e non i cittadini onesti?” si chiede Capece. 

”Se necessario, proporremo una legge di iniziativa popolare o un referendum abrogativo per sopprimere la figura del Garante Nazionale, visto che ai detenuti delle carceri italiane sono assicurate e garantite ogni tipo di tutela, a cominciare dai diritti legati all’integrità fisica, alla salute mentale, alla tutela dei rapporti familiari e sociali, all’integrità morale e culturale. Diritti per l’esercizio dei quali”, prosegue, “sono impegnati tutti gli operatori penitenziari, la Magistratura ed in particolare quella di Sorveglianza, l’Avvocatura, le Associazioni di volontariato, i parlamentari ed i consiglieri regionali (che hanno libero accesso alle carceri), le cooperative, le comunità e tutte le realtà, che operano nel e sul territorio, legate alle marginalità.

E particolarmente preziosa, in questo contesto, è anche l’opera svolta quotidianamente dalle donne e dagli uomini della Polizia Penitenziaria. Donne e uomini in divisa che rappresentano ogni giorno lo Stato nel difficile contesto penitenziario, nella prima linea delle sezioni detentive, con professionalità, senso del dovere, spirito di abnegazione e, soprattutto, umanità.

Con buona pace di taluni garantisti ‘a senso unico’, come coloro che sono imprestati alla meglio retribuita posizione di garante dei detenuti”.

Roma, 20 dicembre 2020

Dott. Donato CAPECE – segretario generale SAPPE

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