Dpi covid-19. L’ordine di 47mila mascherine di troppo mette nei guai un ufficiale donna

L’indagine del pm Fabiola D’Errico è tuttora in corso ed è coperta dal massimo riserbo. La vicenda vede coinvolta un ufficiale dei carabinieri a capo del servizio amministrativo in Piemonte,  il marito e un commerciante cinese. 

La ricostruzione dei fatti ha portato a perquisizioni e sequestri. Tutto è iniziato lo scorso marzo 2020, in piena emergenza coronavirus. L’Arma aveva urgente bisogno di mascherine, e la donna aveva il delicato compito di reperirle.

Da quanto riporta “Repubblica”  tutto è iniziato quando le mascherine sono finalmente arrivate in dogana. correva il  6 aprile 2020. Secondo  l’accusa però, il tenente colonnello, aveva disposto l’acquisto di 47 mila FFp2 di troppo per soddisfare la richiesta dell’imprenditore cinese amico del marito che in quel modo avrebbe potuto aggirare le norme emergenziali che prevedevano il sequestro di tutto il materiale di protezione individuale non destinato a ospedali, farmacie o a uffici della pubblica amministrazione.

Alla base delle accuse, oltre ad un ordine di dpi immotivatamente raddoppiato, vi sarebbe quella sospetta amicizia con l’ imprenditore cinese e uno smartwatch che quest’ultimo avrebbe donato al militare.

L’indagine dovrà stabilire se nella vicenda vi sono gli estremi per procedere sia contro l’ufficiale donna , sia contro il  marito , impiegato presso l’ispettorato del lavoro, sia contro l’ imprenditore cinese titolare di alcuni supermercati .

Quell’acquisto di 47 mila FFp2 di troppo, secondo l’accusa, avrebbe soddisfatto la richiesta dell’imprenditore cinese, amico del marito del militare, aiutandolo ad evitare il sequestro di tutto il materiale di protezione individuale non destinato a ospedali, farmacie o a uffici della pubblica amministrazione, facendogli eluderei controlli e le tasse doganali. Tra le prove di “corruzione” poi vi sarebbe quello smartwatch del valore di diverse decine di euro.

La donna ha affidato la propria difesa all’avvocato Oliviero Dal Fiume. Si è fatta interrogare e pur ammettendo di aver commesso ” una leggerezza ” in un periodo di pandemia, nel quale era necessario ordinare i dpi ad ogni  costo, ha negato di aver agito per un tornaconto personale, ma soltanto in favore dell’Arma.

Nessuna corruzione vi sarebbe stata dunque, ma soltanto l’estrema urgenza di dotare i colleghi dei dovuti dpi . L‘ordine pattuito di 40 mila dpi è lievitato a 87 mila su richiesta del fornitore…. “Ho sbagliato – ha sostenuto il militare – ma pensavo che fosse l’unico modo per sdoganarle in fretta.

Ero l’unica a gestire gli acquisti e c’era l’emergenza. L’orologio era un regalo di Natale a mio marito. Non l’ho fatto per interesse personale, ma solo per averle subito”. Il rischio sarebbe stato averle a giugno. Troppo tardi, perché i carabinieri, per strada, ne avevano davvero bisogno.


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