CREMONA, LA POLIZIA PENITENZIARIA SCOPRE TELEFONI CELLULARI E DROGA DESTINATI AI DETENUTI DEL CARCERE

Continua incessante l’impegno del personale di Polizia Penitenziaria nel contrasto all’uso, alla detenzione ed all’ingresso illecito in carcere di apparecchi telefonici e droga.

Grazie alla professionalità dei Baschi Azzurri operanti nella Casa Circondariale di Cremona è stato intercettato un pacco postale destinato ad un ristretto al cui interno ero abilmente occultati proprio dei telefonini e della dorga. A darne notizia è il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE.

“Presso la casa circondariale di Cremona, in mattinata, gli agenti della Polizia Penitenziaria con l’ausilio delle unità cinofile del Distaccamento regionale, hanno rinvenuto all’interno di alcune pentole oltre 90 grammi di sostanza stupefacente e 5 telefonini. Il rinvenimento di tale materiale fa ben capire l’importanza dei controlli che i poliziotti penitenziari quotidianamente mettono in atto all’interno degli istituti di pena.



Se la droga ed i telefoni fossero arrivati all’interno dei reparti si sarebbe messo in grave pericolo la sicurezza stessa dei detenuti e del personale operante. Pertanto, il plauso che il SAPPE rivolge al personale del Reparto cremonese è ricco di significato. Grazie a loro, dunque, alla loro professionalità, ne è stato impedito l’ingresso nel carcere”, commenta il segretario regionale SAPPE della Lombardia Alfonso Greco.

Per Donato CAPECE, segretario generale del SAPPE, “l’ingresso o il tentato ingresso di cellulari nella carceri è un flusso continuo ed il fenomeno non viene contrastato in maniera adeguata dall’Amministrazione ne dal legislatore:

l’indebito possesso ed introduzione di tali apparecchi non configurano, infatti, precise ipotesi di reato, come invece dovrebbe, ma restano semplici violazioni amministrative ai regolamenti interni per un semplice possesso di oggetti non consentiti. Inutile ribadire per l’ennesima volta che l’utilizzo dei telefonini da parte dei detenuti, soprattutto quelli appartenenti alla criminalità organizzata, può alimentare e favorire le varie attività criminose dettate dall’interno all’esterno delle carceri”.

Capece aggiunge che “sulla questione relativa all’utilizzo abusivo di telefoni cellulari e di altra strumentazione tecnologica che può permettere comunicazioni non consentite è ormai indifferibile adottare tutti quegli interventi che mettano in grado la Polizia Penitenziaria di contrastare la rapida innovazione tecnologica e la continua miniaturizzazione degli apparecchi, che risultano sempre meno rilevabili con i normali strumenti di controllo.

Ma va previsto anche uno specifico intervento legislativo che punisca severamente coloro che detengono telefoni cellulari in carcere, prevedendolo come reato.”.

Roma, 22 giugno 2020

Dott. Donato CAPECE – segretario generale SAPPE


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