Accusato di proteggere le prostitute in cambio di sesso. Carabiniere condannato a due anni

Lui, un militare ormai in pensione, si è sempre dichiarato innocente. Loro, tre prostitute del riminese,  sostengono tutt’altro. 

Per l’ex militare è arrivata la condanna in primo grado a due anni  di reclusione , sospesi grazie ai benefici della pena. Ma la storia controversa , a detta dell’avvocato dell’ormai ex militare, lo porterà a fare ricorso in appello,  perché il suo cliente, all’epoca carabiniere in servizio a Rimini, con questa faccenda non c’entra nulla ed è rimasto vittima di un raggiro.



Tutto ebbe inizio nel 2013, quando una pattuglia del Nucleo radiomobile durante un controllo fermò due prostitute, chiedendo loro  i documenti. Le “lucciole”, di nazionalità bulgara  , in quel frangente  confessarono ai carabinieri che poco prima si era fermato un loro collega , assicurandogli protezione in cambio di sesso.

Da quanto riporta Il Resto del Carlino, il carabiniere si sarebbe presentato prima in divisa ed in seguito  in borghese. I colleghi di pattuglia misero tutto a verbale, continuando il controllo.



Poco dopo fermarono un’ altra lucciola che,dopo alcune domande, confermò quanto asserito dalle “colleghe”, anzi, quest’ultima di nazionalità romena, dichiarò addirittura di essersi concessa al militare in cambio di favori .

Una volta in caserma, i due militari informarono i superiori di quanto occorso e ne scaturì una vera e propria indagine. Le lucciole, chiamate in caserma, riconobbero il militare tra le foto mostrate dai colleghi,  L’inchiesta terminò con un rinvio a giudizio per il militare, fino alla condanna  dei giorni scorsi, con l’accusa di concussione e induzione indebita. L’ex militare è stato  condannato a due anni di carcere, pena sospesa. Il pubblico ministero ne aveva chiesti sei.

Il carabiniere, ormai in pensione,  ha promesso battaglia legale, negando ogni addebito delle  illecite richieste alle prostitute,  anzi, quelle donne si sarebbero messe d’accordo per incastrarlo. Non rimane che attendere l’esito del processo di appello per vedere se la corte è dello stesso avviso.





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