Accusato di aver fumato marijuana viene radiato dalla Finanza, ma l’accusa sarebbe infondata. La solidarietà dei colleghi.

https://www.giustizia-amministrativa.it/portale/pages/istituzionale/visualizza/?nodeRef=&schema=cds&nrg=201908313&nomeFile=202003926_11.html&subDir=Provvedimenti

Un Brigadiere espulso dal Corpo con un’istruttoria lampo e rimasto improvvisamente senza stipendio. Il Tar annulla il  procedimento, ma l’Amministrazione non cede e va  in appello.

Intanto i mesi passano e il Brigadiere, che si è sempre dichiarato innocente,  rimane senza stipendio per un anno. Nella lettera inviata all’Associazione FICIESSE, espone tutte le proprie perplessità sulla vicenda,al punto che i colleghi la definiscono  “disumana” e promettono di avviare una colletta per sostenerlo in attesa della sentenza del Consiglio di Stato.

Avvieremo a breve una sottoscrizione – sostengono da Ficiesse – poteva capitare a chiunque!

Il Brigadiere è stato degradato ed espulso dal Corpo con un’istruttoria-lampo (20 minuti) dalla Commissione di Disciplina di secondo grado con l’accusa di aver fumato marijuana e non percepisce lo stipendio da maggio 2019.

L’uomo avrebbe inalato il principio attivo della marijuana per via degli 840 chilogrammi stipati malamente all’interno di un box che era collegato direttamente all’ hangar in cui lavorava almeno 4 ore al giorno per 6 giorni settimanali. Tra i due ambienti vi era un costante scambio d’aria.

Le piante furono collocate malamente su un telo steso sul pavimento  e – col calore elevatissimo che si raggiungeva all’ interno  del box – scrive l’ex militare – erano macerate diffondendo odori nauseabondi , sicché io ed altri Colleghi segnalammo più volte la cosa ai nostri diretti superiori: “Guardate che c’è una puzza insopportabile, fate qualcosa”.



Come riconosciuto dalla Commissione di Disciplina di primo grado – sostengono da Ficiesse – (dopo una lunga, articolata e ben più attenta istruttoria) e come confermato dalla sentenza del TAR (che ha annullato, con amplissime argomentazioni, il provvedimento di espulsione) l’accusa appare DEL TUTTO INFONDATA e si è in attesa della decisione del Consiglio di Stato al quale, dopo la sentenza del TAR, i vertici nazionali dell’Amministrazione hanno presentato appello.

Nei prossimi giorni AVVIEREMO UNA SOTTOSCRIZIONE per aiutare economicamente la Famiglia del Sovrintendente, che ovviamente è in gravissima difficoltà non percependo lo stipendio da ben dodici mesi.

La lettera è molto lunga – ma invitiamo a leggerla – perché questa incredibile e quanto meno  “SORPRENDENTE” disavventura poteva davvero capitare a chiunque.

PER LEGGERE LA LETTERA INTEGRALE, CLICCA QUI


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